giovedì 5 dicembre 2019

Salvaguardare la terra per salvare la Terra



In questa giornata tutti siamo chiamati a mostrare, e dimostrare il nostro impegno per la salvaguardia del suolo terrestre, una delle più preziose, necessarie e fondamentali risorse naturali di cui disponiamo e che abbiamo la responsabilità di sfruttare per la nostra alimentazione e sopravvivenza in modo che ne possano beneficiare le future generazioni, i nostri figli e tutti gli esseri viventi, cioè le piante, gli animali e le persone, che dipendono da esso e dalla sua salute.

Possiamo fare tutti molte "cose", ognuno a modo proprio... ciascuno unendosi agli altri nella "catena" di virtuose azioni virtuali che coinvolge tutti in ogni parte e paese del mondo: il contest #StopSoilErosion. Il team MHH vi aderisce proponendo un'immagine raccolta nel villaggio globale: la foto di un allestimento museale pubblicata il 3 dicembre scorso nel sito internet  del PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI:
Nella stessa giornata in cui veniva diffusa la notizia della scoperta scientifica, la coordinatrice del team MHH partecipava alla presentazione di una nuova, e innovativa manifestazione, la fiera del verde e dell'agricoltura MONFERRATO GREEN FARM che si svolgerà a Casale Monferrato nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 3-5 APRILE prossimi, cioè nel 2020 proprio perché sarà l'ANNO INTERNAZIONALE PER LA SALUTE DELLE PIANTE.
A latere dell'incontro si è svolta una conversazione tra il direttore tecnico della fiera, la coordinatrice del team MHH e un docente, professore di un'istituto agrario che, nel sistema scolastico territoriale, è collegato a un altro istituto tecnico in cui è impartito il corso di studi per la formazione professionale di geometri. Valutando le possibili collaborazioni per l'organizzazione di eventi, attività e iniziative nel contesto della fiera, il colloquio tra loro ha focalizzato la convergenza tra le materie scientifiche e discipline didattiche della AGRICOLTURA, AGRONOMIA e GEOMETRIA...
... un parallelismo che si palesa anche nel significato della parola giornata, che nel "gergo" del Monferrato rurale, cioè del lessico dialettale locale e del vocabolario tecnico-professionale condiviso con i contadini di tutto il Piemonte indica il parametro, ovvero la misura standard, con cui vengono calcolate le aree dei campi: 
la terra che dal sorgere al calar del sole si riesce ad arare con una coppia di buoi
MHH's WORLD SOIL DAY 2019 pledge card



lunedì 2 dicembre 2019

2020 : un'anno verde

Oggi, 2 dicembre 2019, al quartier generale della FAO, la sede di Roma, è stato presentato il programma dell'ANNO INTERNAZIONALE DELLA SALUTE DELLE PIANTE:

Domani a Casale Monferrato verrà presentato il format di una nuova e innovativa fiera del verde e dell'agricoltura che nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 3-5 APRILE 2020 coinvolgerà gli attori della green economy in un policromatico percorso di esplorazioni nel "mondo verde" del Monferrato, e non solo...

Il team Monferrato HospITALITY & HandMade sostiene le iniziative condotte dalla FAO e dai promotori del calendario internazionale di eventi e iniziative 2020 - IYPH e collabora all'organizzazione di MONFERRATO GREEN FARM, nel cui svolgimento gli attori locali che cooperano alla realizzazione dell’allestimento e allo svolgimento delle iniziative saranno figure rappresentative del contesto territoriale in cui la manifestazione ha svolgimento e a cui fa esplicito riferimento con la propria denominazione, con i simboli del fiore e della spiga nel logotipo e con l’immagine emblematica di un germoglio che cresce protetto da mani premurose


MODULO per i servizi di ACCOGLIENZA

per la partecipazione a MONFERRATO GREEN FARM 
come espositori, fornitori di servizi e promotori di iniziative

sabato 2 novembre 2019

L'estate di San Martino e il capodanno nel mondo rurale


A metà dell'autunno, dopo le prime piogge e nebbie e il precipitoso calo della temperatura mentre le giornate "si accorciano" e le ore di buio "si allungano", arriva l'estate di San Martino, una settimana circa di bel tempo e tepore che culmina l'11 novembre, nel calendario religioso cristiano la data dedicata a San Martino di Tours e nel mondo rurale il capodanno del ciclo delle 4 stagioni. 


L'atmosfera di questa giornata "speciale" è descritta nella celebre poesia composta tra il 1861 e il 1887 da Giosuè Carducci, nel 1906 il primo italiano vincitore del Premio Nobel per la letteratura, che nell'ode Piemonte nel 1898 ha denominato il Monferrato "l'esultante di castella e vigne suol d'Aleramo" e ricordato che Santorre di Santarosa ad Alessandria "diè a l'aure il primo tricolor".
San Martino in una redazione intermedia


SAN MARTINO
La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.


Resti della chiesa di San Martino a Castelvero


A San Martino di Tours sono dedicati molti luoghi di culto in tutto il mondo, anche in Monferrato, dove la sua memoria è ricordata da una delle più antiche chiese del territorio, di cui purtroppo rimangono solo le rovine nella campagna di Castelvero, una frazione del comune di Piovà Massaia, che si ritiene sia stata edificata agli albori del X secolo dove prima era sito un tempio romano o un luogo di culto pagano, e il santo è patrono di Terruggia, uno storico borgo rurale dove da 5 lustri a primavera si svolge la fiera Vivere in campagna

Nel periodo di San Martino molte manifestazioni animano i borghi del Monferrato per onorare i frutti della sua terra che nella stagione trionfano a tavola, in particolare i tartufi e il vino...
A San Martino ogni mosto diventa vino
CANTINE APERTE A SAN MARTINO
Il proverbio contadino dice che il vino novello è pronto al giorno di San Martino, perciò intorno a questa data in molte località vengono organizzate sagre, fiere e iniziative per la sua degustazione. Nelle tradizioni del mondo rurale l'11 novembre è anche la giornata "spartiacque" del susseguirsi dei cicli stagionali e la data principale del calendario, in cui è fissata per l'annuale rendicontazione e, conseguentemente, per il rinnovo o l'annullamento dei contratti agrari.
IL CAPODANNO DEL MONDO RURALE
Ancora oggi nel periodo tra fine ottobre e la prima metà di novembre numerosi enti e le principali associazioni di categoria presentano i rapporti sulle produzioni agricole e fino alla seconda metà del secolo scorso, il XX, cioè fino a un passato che oggi sembra tanto remoto, durante la giornata di San Martino nelle imprese agricole si decidevano le sorti di mezzadri e braccianti, e delle loro famiglie. Se tutto andava bene, cioè se i raccolti estivi erano stati abbondanti, se il bestiame era numeroso e sano, se l'andamento delle rendite agricole era stato favorevole e se non erano insorte questioni tra le parti, cioè tra il proprietario dei terreni e dell'azienda agricola e il mezzadro, tra il mezzadro e il bracciante o tra il bracciante e il padrone della tenuta,... i patti venivano riconfermati e stipulati nei contratti degli incarichi per la gestione delle imprese agricole e per lo svolgimento delle attività agrarie, conseguentemente anche delle fittanze nei poderi e per gli affitti delle case e degli alloggi che, con il lavoro, spettavano ai manager delle tenute e ai dipendenti delle cascine. 
Invece alla disdetta, cioè con l'annullamento degli accordi oppure con l'allora insindacabile licenziamento, conseguiva direttamente che il fittavolo, e con lui la sua famiglia, doveva andarsene immediatamente e, come si diceva in dialetto, ad esempio piemontese e monferrino, fa' 'l san martì (fare il San Martino), ovvero traslocare. 
Leggenda aurea, Jacques de Varagine
(XV sec., Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi)
FOLIA - Franco Cosimo Panini editore





C'è una precisa ragione storica per cui tutto ciò avveniva proprio nella "fatidica" giornata dedicata a Martino di Tours... 





... il santo del cristianesimo rurale

dettaglio dell'affresco del XII secolo che sovrasta
l'altare di San Marti' in Puigbò
Martino nacque tra il 316 e il 317 a Sabaria - l'odierna Szombathely, la più antica città ungherese, a quel'epoca il più estremo avamposto dell'impero romano alle frontiere della Pannonia. Suo padre era il tribuno militare a capo della legione stanziata nella regione e, al termine della missione, premiato con un podere nel territorio di Papilia, cioè Pavia, probabilmente oggi la cittadina denominata San Martino Siccomario, dove Martino trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Nel 313 l'imperatore Costantino aveva promulgato il celebre "editto di Milano", con cui riconosceva "ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità", e nel 321 stabilì che la domenica, il romano dies Solis, fosse una giornata festiva e dedicata alla celebrazione dei riti religiosi. Le biografie riferiscono che Martino manifestò la propria fede nel cristianesimo fin da piccolo, come narra l'episodio della sua fuga dalla dimora paterna, forse avvenuta proprio una domenica, per recarsi in una chiesa, dove il bambino venne ritrovato dopo due giorni. Nel 331 venne emanato un decreto che obbligava i figli dei veterani all'arruolamento, e il giovane, dal padre chiamato Martinus proprio in onore a Marte, il dio della guerra, venne reclutato in un corpo scelto, la cavalleria, e destinato in Gallia, ad Amiens. Nell'inverno del 335 durante una ronda notturna Martino soccorse un mendicante intirizzito, per coprirlo tagliando a metà il proprio mantello, e il giorno seguente sognò Gesù che indossava la metà dell'abito donato al mendicante e diceva agli angeli «Ecco Martino, il soldato romano che non è battezzato e mi ha vestito» e al risveglio scoprì che la sua cappa era miracolosamente tornata integra. L'esperienza fece maturare il lui, già catecumeno, la decisione di battezzarsi e in seguito, nel 346 circa, abbandonare l'esercito in cui nel frattempo aveva fatto carriera e intraprendere la carriera ecclesiastica. Schierato contro l'eresia ariana, perciò scacciato dalla Gallia e poi da Milano, nel 357 Martino si ritirò in eremitaggio sull'isola di Gallinara - ora una riserva naturale - dove si nutriva di elleboro, una pianta che non sapeva essere velenosa e dai cui effetti si salvò pregando. In questo periodo Martino incontrò Sant'Ilario, vescovo di Poiters, che lo condusse con sé in Acquitania e, sotto la propria protezione, nel 361 gli affidò la fondazione uno dei primi monasteri nei domini franchi, l'abazzia di LigugéNel 371 acclamato vescovo dai cittadini di Tours, un borgo nella regione centrale della Valle della Loira che oggi è un sito UNESCO, Martino accettò l'incarico continuando a condurre vita monacale e proseguendo a contrastare l'arianesimo, inoltre dedicandosi a propagare il cristianesimo nelle campagne della Gallia, dove all'epoca era ancora diffuso il paganesimo, perciò a sradicare i culti celtici, i cui riti erano praticati nei boschi sacri
Santa Maria Assunta a Torcello, VE
A questa nuova missione Martino si impegnò tanto energicamente da venire ricordato anche come "abbattitore di alberi", nel contempo prodigandosi in opere carità, così accrescendo la fama di misericordioso che lo aveva reso celebre, e acquisendo anche quella di taumaturgo. Nel 375 fondò un monastero, detto Maius e in seguito Abbazia di Marmoutier, che nel medioevo era una delle maggiori e più importanti chiese francesi. Nel 397 chiamato a Candes per dirimere una questione tra i chierici della città, vi morì l'8 novembre e le sue spoglie vennero immediatamente riportate a Tours, dove i funerali furono celebrati l'11 novembre, perciò la data dedicata alla commemorazione del santo. Per tutto il medioevo il suo sepolcro è stato una principale meta di pellegrinaggi cristiani e il suo miracoloso mantello, dai re merovingi conservato tra le preziose reliquie della dinastia, divenne un simbolo della chiesa: la cappa, con la spada emblema del codice d'onore militare e cavalleresco, era custodita in una cripta detta cappella e i religiosi incaricati della sua cura vennero soprannominati cappellani. Come testimonia il mosaico che adorna la basilica di Santa Maria Assunta a Torcello (costruita nel 639, il più antico edificio della laguna veneziana), Martino di Tours è una figura fondamentale, nella rappresentazione iconografica uno dei 4 pilastri della dottrina cristiana e collocato tra i "dottori" della religione - Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno - poiché nelle comunità rurali in cui ha operato fu "propagandista" dei dogmi teologici e, così, anche delle norme che sulle basi giuridiche del diritto romano stabilivano le nuove regole politico-sociali conformate ai valori e principi etici cristiani.

BOSCHI SACRI in Monferrato :



Una curiosità... il detto PER UN PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA, anche riportato sull'asso di coppe delle carte da gioco venete, deriva da un proverbio in lingua latina - Uno pro puncto caruit Martinus Asello - che si riferisce a una vicenda narrata in una leggenda risalente al XVI secolo e la cui aderenza alla realtà si è persa con le prove delle sue fondamenta storiche. Il protagonista è Martino, un monaco del monastero di Asello - sito di cui si è persa traccia e il cui nome è assonante con la parola asellus che significa "asino" - che volendo dimostrarsi degno della candidatura alla carica di abate del convento si prodigò ad abbellirne l'ingresso, però nella frase che incise sul portone facendo un errore di punteggiatura: invece che Porta patens esto. Nulli claudatur honesto scrisse Porta patens esto nulli. Claudatur honesto, e così anziché "aperta. Non venga chiusa a nessun uomo onesto" esprimendo il contrario, cioè che la porta era "aperta a nessuno. Resti chiusa per l'onesto". Perciò frà Martino, impersonato anche nel campanaro della filastrocca, sbagliando soltanto un dettaglio, il fatidico punto, perse l'occasione di meritare la promozione e di aggiudicarsi la cappa, veste simbolica del ruolo di abate.


giovedì 3 ottobre 2019

Il messaggio del patrono dell’Italia, protettore della natura

La figura storica di Francesco d’Assisi è molto attuale perché densa di valenze molto significative, e particolarmente suggestive, ravvivate dal fascino poetico del suo Cantico delle Creature, anche ricordato con il titolo Laudato Si’, cioè denominato con il celebre incipit e ritornello di ringraziamento a dio per i doni della natura. All'epoca in cui Francesco d'Assisi ha vissuto, il XIII secolo, non destavano preoccupazione le problematiche che invece adesso minacciano la vita sulla Terra e allarmano la popolazione mondiale, ma l’inno religioso con cui il santo ha consegnato ai posteri la propria eredità spirituale rappresenta un’antica testimonianza di attenzioni che oggi definiremmo ecologiste: la necessaria dipendenza dell’umanità dalle risorse naturali e l'armoniosa interdipendenza tra gli elementi e gli esseri viventi nel mondo e tra la vita nel pianeta e l'intero universo nello spazio celeste. Infatti, con la Bolla Papale del 1979, siglata da Giovanni Paolo II, la data del 29 novembre nel calendario cattolico è dedicata a Francesco d'Assisi come santo protettore della natura, e così patrono dell’ambiente in cui si impersona e identifica l’impegno per la salvaguardia della Terra e del cosmo dai danni provocati dalle devastazioni e dall'abuso delle risorse naturali.


Francesco d'Assisi compose il Cantico delle Creature tra il 1224 e il 1226, gli anni finali della sua vita, e dettandone gli ultimi versi proprio durante l'agonia, terminata alla Porziuncola nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, perciò la data del "Transito", cioè della sua morte, nel calendario cattolico è fissata per la commemorazione del santo. Ad Assisi e dintorni le celebrazioni per San Francesco sono un programma di eventi e manifestazioni, tra cui il tradizionale Corteo dei fiori che si conclude alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, inoltre con la consegna della Rosa d’argento, riconoscimento attribuito a una donna meritevole in ricordo di Jacopa, la nobildonna romana che si era aggregata all'ordine dei frati minori fondato da Francesco d'Assisi e che assistette il santo nell'imminenza della morte e al trapasso, e con l’offerta dell’olio per le lampade votive della Porziuncola. Il combustibile viene donato dai comuni italiani, quest’anno rappresentati dalla Regione Toscana, poiché la celebrazione avviene nel “giorno dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena”, che dal 1939 fino al 1976 era anche una festività civile e il suo ripristino è auspicato da molti italiani, religiosi e laici, cristiani e non, e richiesto con il disegno di legge presentato al Senato nel 2002 dal Consiglio Regionale dell’Umbria, che la propone come una giornata dedicata alla pace e al dialogo ed emblematica della solidarietà tra i cittadini dello stato. 

80 anni fa, nel 1939, "papa Pio XII proclamò san Francesco patrono d’Italia. Dopo pochi anni scoppiò la seconda guerra mondiale e l’Assisiate divenne un richiamo alla pace - è sottolineato nel comunicato dell’Ordine dei Frati Minori sul programma del convegno svoltosi nel gennaio 2019, intitolato  Francesco d’Assisi da patrono d’Italia a patrono dei cultori dell’ecologia -  A distanza di 80 anni molte cose sono cambiate e uno dei problemi emergenti è la custodia del creato come ha evidenziato papa Francesco nell’enciclica Laudato sì. Come si può constatare il Santo d’Assisi continua a indicare come affrontare le sfide che si presentano nella storia”. In Francesco d'Assisi infatti si incarna lo "spirito" di fratellanza universale e la sua città natale e in cui ha sede principale l'ordine religioso da lui fondato è un centro internazionale di attività e iniziative mirate a diffondere la pace nel mondo, un messaggio che il santo ha espresso in molti modi, anche inventando il presepe, una tradizione italiana che si è propagata in tutto il mondo e profondamente radicata in Monferrato, dove viene tramandata anche con la rappresentazione della DivotaCumedia, e la cura della natura, di cui sono emblematici il Cantico delle Creature, che è anche il primo testo poetico scritto in lingua italiana di cui sono accertati l’autore e la composizione originale, perciò un'opera fondamentale della letteratura nazionale, e il racconto biografico dell'incontro del santo con un lupo, narrato anche in una versione ambientata ad Alessandria.
Nella seconda metà del XIII secolo nelle cronache dell’abbazia di Vallingegno, nei pressi di Gubbio, un monaco, anonimo compilatore della Passione di san Verecondo, descrisse così la vicenda: «Il beato Francesco, consumato e indebolito a causa delle incredibili penitenze corporali, veglie notturne, orazioni e digiuni, non potendo più camminare a piedi, massimamente dopo che era stato insignito delle stimmate del Salvatore, viaggiava sul dorso di un asinello. Una sera sul tardi, era quasi notte, egli passava in compagnia di un fratello per la strada di San Verecondo, cavalcando l’asinello, le spalle e la schiena malamente coperte da un rozzo mantello. I contadini cominciarono a chiamarlo dicendo: “Frate Francesco, resta con noi e non voler andare oltre, perché da queste parti imperversano lupi famelici e divorerebbero il tuo asinello, coprendo di ferite anche voi”. E il beato Francesco replicò così: “Non ho mai fatto nulla di male al fratello lupo, perché ardisca divorare il nostro fratello asino. State bene, figli, e temete Dio!”. E così frate Francesco proseguì il suo cammino senza imbattersi in sventura di sorta. Questo ci ha riferito uno dei contadini che era stato presente al fatto». A questa versione della storia, la leggenda alessandrina aggiunge la narrazione dell'incontro con la lupa che atterriva i contadini delle campagne della città, nel cui duomo è incastonato un bassorilievo del XIII secolo che raffigura una tra le più antiche rappresentazioni iconiche dell’animale feroce che, ammansito, porge la zampa al santo. Probabilmente Francesco d'Assisi soggiornò ad Alessandria nel 1217 mentre si recava in Francia, sicuramente la città venne fondata nel 1168 agglomerando gli insediamenti abitati da tre etnie autoctone - le tribus loci dei Gamunde, Meringin e Bergul, perciò siti identificati con i nomi di Gamondium - Gamondio, Marengum - Marengo e Bergolium - Bergoglio, quest’ultimo anche un cognome molto diffuso nel territorio e quello dell'attuale papa, la cui famiglia infatti è originaria del Monferrato, che ha contrassegnato il proprio pontificato identificandosi con il nome di Francesco e indicando i propri obiettivi nell'enciclica intitolata "Laudato Si', per la cura della casa comune". 
Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile - Francesco d'Assisi, "Lettera di Greccio", agosto 1246

sabato 25 maggio 2019

Il Po al centro dell'estate 2019 in Monferrato

I comunicati diramati dall'Associazione AMICI DEL PO di Casale Monferrato annunciano le date di consuete e nuove iniziative in programma quest'estate su rive e flutti del fiume.

GALLEGGIA (O) NON GALLEGGIA ? L'edizione 2019 dell carnevale acquatico è in programma per domenica 14 luglio. Dal mattino sul prato dell'imbarcadero di viale lungo Po Gramsci in centinaia si adopereranno nella preparazione di imbarcazioni destinate, nel pomeriggio, a rispondere alla domanda che è il nome stesso della manifestazione. Utilizzando solo cartone e scotch da imballaggi forniti dagli organizzatori bisogna costruire una barca in grado di percorrere galleggiando 200-300 metri sul più grande fiume d'Italia, il tutto remando davanti a qualche migliaio di persone urlanti. Facile no? Le principali novità di #Galleggia19 (questo l'hashtag ufficiale) sono due ed entrambe volte a stimolare la fantasia dei partecipanti nella creazione di sketch e allegorie galleggianti: la possibilità di salire in barca in quanti si vuole (abolito il numero massimo di 4 marinai a bordo) e di organizzare discese di gruppo, cioè di 2 o più squadre insieme e contemporaneamenteLe iscrizioni alla kermesse assolutamente non competitiva e con ogni agonismo messo al bando verranno aperte sabato 1 giugno e qualche giorno prima il regolamento sarà pubblicato sul sito www.amicidelpocasale.it
IL PO IN BARCÈ E BICICLETTA Proposta domenica 16 giugno e domenica 1 settembre, l'iniziativa è organizzata dagli Amici del Po di Casale Monferrato in collaborazione con Fiab Monferrato. Nel tour di andata e ritorno da Casale Monferrato a Torre d’Isola (Valmacca), sul fiume in barcè, accompagnati dagli Amici del Po, sulle sue sponde in bicicletta, con la guida degli incaricati di Fiab, i partecipanti, adulti e bambini, vivranno una completa esperienza nell tratto monferrino del Po senza doversi preoccupare di nulla: dalla colazione al pranzo fino alle bevande e alle biciclette penseranno gli organizzatori. Lungo il tragitto, di circa 30 km in tutto e che si concluderà al luogo di partenza nel tardo pomeriggio, i ciclisti si scambieranno di posto con i passeggeri delle barche e viceversa, cosicché tutti abbiano la possibilità di osservare e vivere lo stesso tratto di fiume da due differenti prospettive. Con l’edizione 2019 è proposta anche la visita al Centro di interpretazione del paesaggio del Po a Frassineto Po. Il ritrovo per la partenza è fissato alle 8 presso la sede dell'Associazione Amici del Po a Casale Monferrato, in viale Morozzo San Michele 3. Il ritorno è previsto nel tardo pomeriggio nella stessa sede. Si potrà partecipare con bicicletta di proprietà oppure con un mezzo fornito dagli organizzatori. Si consiglia abbigliamento e scarpe comode, crema solare e berretto per ripararsi dal sole. L’iniziativa sarà seguita da una piccola pattuglia di addetti della sezione CRI di Casale Monferrato in bicicletta che vigileranno sulla sicurezza di tutti i partecipanti. In caso di maltempo o di condizioni di fiume impraticabile, il programma della giornata potrebbe subire modifiche o rinvii. Per gli adulti la quota di partecipazione pranzo incluso è di 25 euro, 15 euro per gli under 18, 10 euro per gli under 12. L’evento è riservato ai tesserati Amici del Po. I maggiorenni potranno sottoscrivere il tesseramento anche il giorno stesso dell’evento al costo di 10 euro a persona (i minori non devono tesserarsi) ed è indispensabile la prenotazione al 366 5343221 (Gianfranco). 

venerdì 3 maggio 2019

La "grande" storia del mondo antico, moderno e attuale

Fino al 9 giugno 2019 a Vercelli è in esposizione un documento tra i più importanti del mondo...
La Magna Charta Libertatum è un trattato di pace, siglato il 15 giugno 1215 tra il re e i baroni, con cui venne sancito che tutti avevano diritto ad un processo equo e nessuno era al di sopra della legge, neanche il sovrano, tenuto al rispetto delle libertà dei sudditi.  Un atto confermato, con alcune modifiche e integrazioni (nell'immagine a lato, l'atto del 1225 conservato all'Archivio Nazionale inglese) fino alla stesura definitiva, stilata nel 1297, con l'editto del 1300 venne stabilito che fosse trascritto in copie consegnate a tutte le contee affinché gli sceriffi ne applicassero i dettami e, durante le assemblee dei tribunali, il testo venisse letto pubblicamente almeno quattro volte all'anno, rappresenta il primo documento che enuclea i diritti fondamentali dei cittadini di uno stato, all'epoca il regno feudale inglese, e ad esso si sono ispirate le costituzioni delle moderne nazioni democratiche e la vigente dichiarazione universale dei diritti umani.
Nel 1216 alla revisione dell'atto siglato l'anno prima dal re Giovanni "Senzaterra" ebbe ruolo importante il cardinale vercellese Guala Bicchieri, un esperto di giurisprudenza formatosi alla schola eusebiana, fondata nella diocesi piemontese dai suoi predecessori, perciò nominato tutore del giovane Enrico III, appena succeduto al trono, e come legato pontificio inviato a supervisionare il "perfezionamento" della carta inglese. Per i suoi meriti nella missione, il cardinale fu lautamente ricompensato con l’assegnazione delle rendite dell'abbazia di Saint Andrew a Chesterton - Cambridge, e nella propria diocesi, a Vercelli, nel 1219 avviò la costruzione della basilica di Sant'Andrea, affidandone l’opera alla congregazione dell’abazia di San Vittore a Parigi. Un gruppo di monaci guidati da Tommaso Gallo, docente di teologia alla Sorbona, si trasferì nella città piemontese e vi edificò la cattedrale e l’annesso ospitale per i pellegrini sul modello delle magnifiche architetture che in quel periodo sorgevano all'Île-de-France, tra cui la celebre Notre Dame.
A commemorare l'8° centenario della fondazione del complesso, uno dei primi esemplari di gotico italiano, una copia originale di una delle versioni della Magna Charta quest’anno è presentata in esposizione a Vercelli nella mostra allestita presso il Polo ARCA, l'ex-chiesa di San Marco. L'allestimento la propone insieme ad alcuni ritratti del cardinale, in particolare due quadri dipinti nel XIII secolo, e oggetti di sua proprietà, in particolare il suo stupendo baule da viaggio, un elegante cofano di legno decorato con capolavori d'arte orafa, in cui lui trasportava i propri bagagli più preziosi, probabilmente dall'Inghilterra anche dei manoscritti che oggi fanno parte del patrimonio della Biblioteca Capitolare e del Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli.
La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento è una mostra diffusa, che si estende anche in un percorso tematico di visite alla basilica di Sant’Andrea e nei cittadini Archivio di Stato, Museo Francesco Borgogna, Museo Leone e Museo del Tesoro del Duomo, dove è in esposizione permanente il Vercelli Book e per l’occasione è presentata la rassegna Il Mappamondo di Vercelli e le donazioni dei canonici nel XIII secolonel cui ambito sono organizzate le seguenti iniziative: 
venerdì 3 maggio, h 17 esposizione delle pergamene didattiche dello studium eusebiano e presentazione degli atti dell’incontro internazionale di studio sul tema Ordinare il mondo. Diagrammi e simboli nelle pergamene di Vercelli, con l’intervento di Martina Bagnoli, direttore delle Gallerie Estensi, sul tema de Il pensiero grafico nella cultura medievale 
sabato 11 maggio, h 15,30  la ricercatrice e saggista Elena Percivaldi illustrerà due mappamondi medievali, quello di Vercelli e quello di Hereford, confrontandone le raffigurazioni nella relazione intitolata Dalla terra al cielo: geografia, astronomia e fantasia
20 maggio il professor Massimo Miglietta, docente di diritto romano all’Università di Trento, descriverà i testi di alcuni manoscritti conservati nell'Archivio e che testimoniano L’insegnamento del diritto nello studium di Vercelli.

Nel 1225 contestualmente alla versione riveduta e corretta della Magna Charta venne promulgata anche la CHARTER OF THE FORESTcioè delle terre coperte da boschi e anche di pascoli e terreni fertili, che costituivano un dominio reale. Tra queste, in particolare, la rinomata foresta di Sherwood, che Enrico II aveva ereditato dal padre, Giovanni Senzaterra, reggente e successore del fratello, Riccardo Cuor di Leone, e oggetto di contesa tra il re e i ribelli... tra cui il leggendario Robin Hood! Collegata e allegata alla MAGNA CHARTA LIBERTATUM - CARTA DELLE LIBERTÀ, specifica i termini del trattato in merito a una questione, lo sfruttamento dei boschi: il re, Enrico III, riconosceva ai vassalli i diritti (le "libertà") alla raccolta del legname, alla caccia della selvaggina e al pascolo di greggi e di suini nei boschi - cioè all'uso delle loro risorse, che per la popolazione costituivano un'importante fonte di sussistenza - e  rinunciava alle pretese sui terreni che i suoi predecessori (specificatamente lo zio e il nonno) avevano concesso ai sudditi, al contempo imponendo loro il dovere di cura e conservazione, oggi diremmo di tutela a salvaguardia, delle piantagioni silvestri, cioè che non abbattessero gli alberi dei boschi per trasformarne le aree in terreni agricoli. 
Pochi anni dopo, nel 1227, un accordo simile veniva pattuito tra  un gruppo di abitanti del borgo di Trino Vercellese per un bosco che, in cambio del proprio lavoro per la costruzione del castello nella cittadina, avevano ottenuto dal marchese del Monferrato che fosse loro assegnato, così risparmiato dal progressivo abbattimento per mettere i terreni a coltura, un'opera condotta dai monaci cistercensi che circa 100 anni prima si erano insediati nel luogo. Da allora denominato Bosco delle Sorti della Partecipanza, cioè dell'associazione che aggrega le generazioni di successori dei primi possidenti, che lo amministrano con cura alla sua conservazione secondo criteri che oggi definiamo ecologici e sostenibili, adesso è un prezioso patrimonio ambientale, l'ultima parte della primordiale foresta che in antichità si estendeva in questa zona della Pianura Padana, perciò un'area protetta, tutelata all'interno del sistema del Parco Fluviale del Po nel tratto vercellese-alessandrino e la cui gestione è sorvegliata dall'ente non-governativo internazionale FSC - Forest Stewardship CouncilIl documento che ne attesta l'attribuzione del possesso, e con esso dei diritti al suo sfruttamento, ai partecipanti trinesi, è depositato all'Archivio di Stato di Torino e una copia è esposta a Trino al Museo Civico Gian Andrea Irico, dove si tramanda anche la memoria storica della sua antica denominazione come CARTA DELLE LIBERTÀ.