mercoledì 2 settembre 2020

Una "rosa" monferrina in Sicilia


Una pronipote di Aleramo, nel 1087 la 13enne Adelasia del Vasto andò in sposa a Ruggero I d’Altavilla, uomo “assai bello, di alta statura e di proporzioni eleganti, pronto di parola, saggio nel consiglio, lungimirante nel trattare gli affari” che una 30ina d’anni prima aveva condotto una schiera di normanni attraverso l’Italia e alla conquista di Puglia, Calabria e 
Sicilia, dove aveva sconfitto i precedenti dominatori, gli arabi. 

Il ruolo della dama monferrina nelle imprese dei cavalieri normanni in Trinacria è attestato dal Mandato di Adelasia, il documento cartaceo più antico d’Europa, e da molte cronache, in cui è riferito che vi giunse accompagnata da un gruppo di propri conterranei, il primo di altri. Fino al XIII secolo il flusso migratorio fu molto consistente, tanto che l’antico dialetto gallo-italico del suol d’Aleramo in Sicilia è tuttora parlato anche nelle isole linguistiche alloglotte dette colonie lombarde, cioè “dei longobardi”. Sicuramente gli interscambi produssero dei benefici in Monferrato, dove in un passato tanto remoto che adesso non si ricorda più quando vennero trapiantati il grano saraceno e il riso, la cui coltivazione i siciliani a loro volta avevano appreso dagli arabi, e chissà, forse anche l’usanza di piantare le rose “a guardia” dei vigneti 


... come mostra questa foto scattata dal vignaiolo indipendente Giuseppe Pettinato che produce il Nero d’Avola coltivandone le uve nel terroir in una zona tra i monti Nebrodi e la città di Patti, nella cui cattedrale riposa la prima gran contessa di Sicilia, madre di Ruggero II il Normanno, primo re di Sicilia,... una bella e colta marchesa del Monferrato.


LE ROSE, SENTINELLE DEI VIGNETI : Poiché sui loro boccioli si notano subito, prima che nelle viti, l’attacco di parassiti, l’insorgenza di malattie e le carenze di minerali nel terreno, i vignaioli esperti pongono gli arbusti del fiore ornamentale ai margini dei filari come pianta spia che avvisa della necessità di intervenire per curare la salute del vigneto e del terroir.




venerdì 14 agosto 2020

FERRAGOSTO 2020 : la prima festa stagionale di una nuova epoca

In tutta Italia il 15 AGOSTO e le giornate intorno alla sua ricorrenza sono festive, in molti borghi antichi dedicate allo svolgimento di sagre e manifestazioni, mentre le città si "svuotano", perché famiglie e gruppi di amici si recano in spiaggia al mare, al lago e sulle rive dei fiumi oppure fanno gite in montagna e, in particolare, scampagnate... 

Quest'anno purtroppo non si svolgeranno il Palio di Siena e le cuccagne che animano il Ferragosto da secoli, precisamente una ricorrenza dal 18 a.C., anno in cui l'imperatore Augusto (Ottaviano, successore di Giulio Cesare) fissò nel calendario romano la festività in cui nella "città eterna" e nel mondo latino le popolazioni potevano interrompere la quotidianità, quindi anche ogni occupazione e lavoro (perciò una festa denominata Feriae Augusti, cioè "riposo di Augusto"), per celebrare vari riti ancestrali: 
  • le Vinalia rustica in onore di Giove e di Venere;
  • Nemoralia (o Festa delle Torce) in origine praticati al santuario di Diana al Lago Nemio e poi dalle popolazioni latine in ogni luogo dell'impero, in seguito dai cristiani alla ricorrenza come dell'Assunzione di Maria;
  • i Consualia dedicati a Conso, divinità che proteggeva i granai e gli approvvigionamenti, nume tutelare del conserere, "seminare", e del condere, "far provvista" e "fondare", patrono dei contadi e dei contadini, che in suo onore organizzavano spettacolari corse equestri, gare in cui competevano cavalli, asini e muli... allora i compagni di lavoro degli agricoltori. 
Il Ferragosto dei latini coincide con il Lughnasadh (detto anche Lúnasa Lughnasa) e il Lammas (loaf-mass, "festa dei pani") in cui le civiltà celtiche e gaeliche ringraziavano il dio Sole (Lúg) con l'offerta del pane cucinato con il grano appena raccolto. Molteplici celebrazioni religiose e feste di paese infatti sono tradizioni in cui è sedimentata, conservata e tramandata la memoria del passato in cui l'umanità viveva in simbiosi e in sintonia con la Natura, trascorrendo il tempo al ritmo della vita biologica nel ciclo delle stagioni.

L'evoluzione del progresso tecnologico ha gradualmente invertito le interdipendenze tra habitat ed esseri umani, che però hanno sfruttato le risorse del pianeta senza limitarsi e con conseguenze tanto devastanti che adesso sulle sorti del mondo incombe la minaccia del collasso dell'ecosistema e, per evitare che ciò accada, bisogna agire... tempestivamente. 

Il cambiamento globale teorizzato da un sociologo nel 2010 quest'anno contrassegna la "svolta" epocale dell'economia mondiale e l'inizio della fine di un periodo storico cominciato l'estate di 75 anni fa

Comparso sulla Terra all'inizio dell'era geologica attuale, detta olocene, l'Homo Sapiens ha progressivamente modificato il proprio habitat e l'evoluzione del pianetaIl primo a dare una denominazione specifica all'era geologica in cui la Terra è massicciamente segnata dalle attività umane e i loro effetti nell'ecosistema fu il geologo Antonio Stoppani (Lecco, 1824 - 1891, Milano), che nel 1873 la definì era antropozoica. Successivamente un geochimico russo Vernadskij considerò che nei processi dell'evoluzione la scienza e la tecnologia hanno «un'influenza sempre maggiore sugli ambienti circostanti» distinse le dimensioni della realtà in biosfera e noősphera (mondo del pensiero). Nel 1992, Andrew Revkin denominò l'epoca Antrocene e nel 1973 nella seconda edizione della Great Soviet Encyclopedia venne inserita la voce Anthropogenic System
La parola attualmente in uso, ANTROPOCENE è stata coniata dal biologo Eugene F. Stoermer, che nel 2000 la propose in un saggio scritto insieme a Paul J. Crutzen, già insignito del Premio Nobel per gli studi sulla «chimica dell'atmosfera, la formazione e la decomposizione dell'ozono», pubblicato sulla newsletter dell'International Geosphere–Biosphere Programme. 
 
Dai tempi della rivoluzione agricola avvenuta 10.000 anni fa, alla rivoluzione industriale cominciata nel XIX secolo, l'antropocene è giunto al culmine nel presente, cioè nell'epoca storica che si considera aver avuto inizio i16 luglio 1945 quando, per verificarne il potenziale distruttivo, venne fatta esplodere la prima bomba atomicaL'esperimento, detto TRINITY TEST, venne condotto dall'esercito USA insieme al team di scienziati del progetto Manhattan e fu eseguito alle 5:29:45 del mattino in un'area del deserto del New Mexico denominata Jornada del MuertoL'ordigno, simile a quello che il successivo 9 agosto distrusse la città giapponese di Nagasaki, era soprannominato THE GADGET.
Non l'unica conseguenza letale delle devastazioni compiute dall'umanità a danno dell'ambiente, e di se' stessa, la pandemia del 2020 è la causa scatenante di una serie di reazioni ed effetti. Come una miccia, ha innescato l'esplosione di una crisi economica che per gravità e dimensioni non ha precedenti nella storia e reso evidente che non si possono più fare le stesse "cose" che l'hanno provocata... lo dimostrano una ricerca scientifica presentata il 15 luglio scorso da The Guardian Increase in invasive species poses dramatic threat to biodiversity Tourismtransport and the climate crisis found to be major drivers of rise in alien plants and animals, which can decimate ecosystems - e le recenti rilevazioni sui "disturbi sismici" delle attività antropiche prima, durante e dopo la stasi del 2020

Il Rapporto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile 2020 presentato aForum che dal 7 al 16 luglio ha riunito i rappresentanti di governi, società civile e mondo degli affari e della finanze, parla chiaro: la crisi economica post-Covid19 ha avuto gravissime ricadute immediate sulle condizioni di vita della popolazione mondiale, in 6 mesi peggiorate tanto da azzerare 10 anni di progressi sociali.

Dopo che nei primi mesi del 2020 son venuti al pettine i garbugli di tante problematiche sociali e ambientali attorcigliate l'una con l'altra, per la prima volta nella storia l'umanità affronta le difficoltà del presente con la consapevolezza di aver poco tempo a disposizione per prendere decisioni cruciali e determinanti... Tra le varie soluzioni elaborate spicca la proposta del GREAT RESET, il cui "modello" si applica in ogni ambito economico, anche nel TURISMO. Lo dimostrano una ricerca scientifica presentata da The Guardian il 15 luglio scorso Increase in invasive species poses dramatic threat to biodiversity Tourismtransport and climate crisis... - e le rilevazioni sui "disturbi sismici" prima, durante e dopo il lock-down

IL TURISMO NEGLI ORIZZONTI DELLA SOSTENIBILITÀ 

Già adesso nessuno può più fare vacanze e tour "spensieratamente", ma in futuro ancor meno perché prima della partenza e durante il viaggio e il soggiorno tutti dovranno prendere misure di cautela adeguate a prevenire ogni possibile conseguenza alla salute di persone, fauna e flora nell'itinerario e nella destinazione. Nonostante la vendita di servizi e "pacchetti" turistici e, allo scopo, la promozione delle attrattive locali come i patrimoni ambientali e culturali, siano funzionali a incentivare lo sviluppo economico dei territori e così ad aumentarne le risorse per finanziare il risanamento degli ecosistemi e la salvaguardia della biodiversità, le analisi dimostrano che attualmente gli effetti di spostamenti e attività dei flussi turistici provocano danni ambientali tanto devastanti da non poter essere "compensati" tramite i profitti economiciInoltre, dopo la pandemia in tutte le località turistiche del mondo l'afflusso di masse di persone è meno redditizio di prima perché la prevenzione dei contagi ha costi enormi. Conformare attività produttive e commerciali ai criteri di sostenibilità e adeguare pratiche e procedure dei servizi di trasporto, accoglienza e ristorazione ai requisiti della sicurezza sanitaria e agli standard della protezione ambientale renderà il turismo sempre meno consumistico e sempre più responsabile e sostenibile, perciò man mano sempre meno commerciale e, probabilmente, sempre più assistenzialedi supporto alla cura della salute psico-fisica e del benessere delle persone... proprio come in antiche tradizioni e "spirito" del Ferragosto.


Per secoli la principale festività estiva è stata la giornata dell'anno in cui le comunità, sia rurali che urbane, celebravano rituali per rinsaldare il proprio legame con la Terra, cioè con la natura e i suoi elementi. 

Il progresso tecnologico perseguito senza limiti nell'uso dei "doni della Natura" ha devastato il pianeta, deturpandone il paesaggio, spezzando il fragile ma portentoso equilibrio tra le "forze della natura", così provocando molteplici disastri ambientali, e causando l'estinzione di tante specie floreali e faunistiche e la migrazione di altre, tra cui piante e animali infestanti e minuscoli batteri e virus che con lo spostamento aggrediscono altri esseri viventi. La storia è un susseguirsi di civiltà progredite diffondendo benefici, prosperità e agi, però aggredendosi a vicenda e con enormi sperequazioni tra le persone e le società, quelle più povere e "arretrate" afflitte da povertà e indigenza mentre quelle più ricche e "avanzate" in cui si abusa e fa spreco delle risorse. Che questi effetti negativi fossero insiti nelle dinamiche evolutive del mondo manipolato dall'uomo (l'antropocene) e che nelle dimensioni artificiali della realtà si viva in modo innaturale, caotico e frenetico non sono però "novità" dei tempi moderni, anzi... gli antichi  ne erano consapevoli da tempi immemori, come testimoniano la storia e le origini di una fiaba nota a tante generazioni di molti paesi del mondo: IL TOPO DI CITTÀ E IL TOPO DI CAMPAGNA.   

Una delle 358 FAVOLE (
μῦθοι) raccolte dal greco Esopo vissuto tra il VII e il VI secolo a.C. e la sesta satira del II libro di SERMONES pubblicati nel 35 a.C. 
dal romano Orazio, che si riferisce ad essa come una vecchia storia, raccontata dalle nonne, e la narra per dimostrare i vantaggi della quiete della campagna e, paragonando i cibi semplici e genuini della cucina rustica a quelli raffinati dei banchetti cittadini, di prudenza, frugalità e parsimonia rispetto al lusso, nell'antologia di Favole di Esopo e altri autori stampata nel 1545 a Napoli viene descritta ricordando che la sua sentenza (morale) "c’insegna, che le ricchezze pajono dilettevoli, ma a guardar bene, hanno in se' pericoli, ed amaritudine". 

Con la globalizzazione, nel XX secolo ha cominciato a diffondersi il turismo di massa, e proprio l'Italia, già meta di pellegrinaggi e viaggi fin dal medioevo e dei Grand Tour della Belle Epoque, è diventata una delle destinazioni turistiche maggiormente frequentate da turisti di tutto il mondo... mentre nel Belpaese, dove era una tradizionale giornata di vacanza, anzi "la vacanza" per antonomasia, il Ferragosto è diventato un fenomeno turistico nazionale. In particolare tra il 1931 e il 1939, anni in cui le gite organizzate, escursioni nelle città d'arte e soggiorni in località salubri coordinate dalle corporazioni e associazioni dei lavoratori, vennero promosse mediante apposite offerte speciali per la Gita di un sol giorno della distanza fino a circa 100 km e la Gita dei tre giorni nelle date del 13, 14 e 15 agosto e per il tragitto con l'approntamento dei mezzi di trasporto, i Treni Popolari a prezzi ridottissimi detti Treni di ferragosto.


domenica 19 gennaio 2020

Il 2020 nel segno di ALDO NOVARESE


Il disegnatore di alfabeti più prolifico del  ’900, e del mondo

Nato il 29 giugno 1920 a Pontestura, un borgo storico del Monferrato che gli ha dedicato una strada importante, Aldo Novarese trascorse l'infanzia a Torino, dove dal ’31 al ’33 frequentò la Scuola per Artieri Stampatori  e fino al ’36 i corsi della Scuola Tipografica e di Arti Affini all’Istituto Vigliardi-Paravia, in cui dagli anni ’50 ha insegnato. Autore di testi didattici e numerosi articoli sulle tecniche di progettazione dei caratteri tipografici, ha cominciato a disegnarli nello Studio Artistico della storica Fonderia Caratteri Nebiolo, in cui venne assunto come apprendista a 16 anni, dove è stato ininterrottamente impiegato fino al '52, che ha diretto dal ’52 e con cui ha collaborato anche dopo il pensionamento, fino al ’74Da apprendista, Novarese vinse la medaglia d’oro alle Ludi Juveniles del ’38. Da art-director è stato insignito di riconoscimenti e premi nei decenni ’50 e ’60 e nel ’79 del prestigioso Compasso d’Oro. Nel ’54 elaborò una classificazione dei caratteri tipografici nel ’99 considerata la «più convincente, soprattutto da un punto di vista didattico». Compositore di una straordinaria quantità di alfabeti, quasi 80 serie e oltre 200 varianti, nel ’95 fu proclamato “insuperabile” ed è tuttora detentore del record mondiale, un primato che lui ha stabilito facendo sempre e unicamente il “suo mestiere”: la professione in cui era maestro per vocazione, che da allievo ha imparato con passione e da “grande” svolto con orgoglio, come diceva affermando «creatori di caratteri si nasce».

I CARATTERI DI ALDO NOVARESE




giovedì 5 dicembre 2019

Salvaguardare la terra per salvare la Terra



In questa giornata tutti siamo chiamati a mostrare, e dimostrare il nostro impegno per la salvaguardia del suolo terrestre, una delle più preziose, necessarie e fondamentali risorse naturali di cui disponiamo e che abbiamo la responsabilità di sfruttare per la nostra alimentazione e sopravvivenza in modo che ne possano beneficiare le future generazioni, i nostri figli e tutti gli esseri viventi, cioè le piante, gli animali e le persone, che dipendono da esso e dalla sua salute.

Possiamo fare tutti molte "cose", ognuno a modo proprio... ciascuno unendosi agli altri nella "catena" di virtuose azioni virtuali che coinvolge tutti in ogni parte e paese del mondo: il contest #StopSoilErosion. Il team MHH vi aderisce proponendo un'immagine raccolta nel villaggio globale: la foto di un allestimento museale pubblicata il 3 dicembre scorso nel sito internet  del PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI:
Nella stessa giornata in cui veniva diffusa la notizia della scoperta scientifica, la coordinatrice del team MHH partecipava alla presentazione di una nuova, e innovativa manifestazione, la fiera del verde e dell'agricoltura MONFERRATO GREEN FARM che si svolgerà a Casale Monferrato nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 3-5 APRILE prossimi, cioè nel 2020 proprio perché sarà l'ANNO INTERNAZIONALE PER LA SALUTE DELLE PIANTE.
A latere dell'incontro si è svolta una conversazione tra il direttore tecnico della fiera, la coordinatrice del team MHH e un docente, professore di un'istituto agrario che, nel sistema scolastico territoriale, è collegato a un altro istituto tecnico in cui è impartito il corso di studi per la formazione professionale di geometri. Valutando le possibili collaborazioni per l'organizzazione di eventi, attività e iniziative nel contesto della fiera, il colloquio tra loro ha focalizzato la convergenza tra le materie scientifiche e discipline didattiche della AGRICOLTURA, AGRONOMIA e GEOMETRIA...
... un parallelismo che si palesa anche nel significato della parola giornata, che nel "gergo" del Monferrato rurale, cioè del lessico dialettale locale e del vocabolario tecnico-professionale condiviso con i contadini di tutto il Piemonte indica il parametro, ovvero la misura standard, con cui vengono calcolate le aree dei campi: 
la terra che dal sorgere al calar del sole si riesce ad arare con una coppia di buoi
MHH's WORLD SOIL DAY 2019 pledge card



lunedì 2 dicembre 2019

2020 : un'anno verde

Oggi, 2 dicembre 2019, al quartier generale della FAO, la sede di Roma, è stato presentato il programma dell'ANNO INTERNAZIONALE DELLA SALUTE DELLE PIANTE:

Domani a Casale Monferrato verrà presentato il format di una nuova e innovativa fiera del verde e dell'agricoltura che nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 3-5 APRILE 2020 coinvolgerà gli attori della green economy in un policromatico percorso di esplorazioni nel "mondo verde" del Monferrato, e non solo...

Il team Monferrato HospITALITY & HandMade sostiene le iniziative condotte dalla FAO e dai promotori del calendario internazionale di eventi e iniziative 2020 - IYPH e collabora all'organizzazione di MONFERRATO GREEN FARM, nel cui svolgimento gli attori locali che cooperano alla realizzazione dell’allestimento e allo svolgimento delle iniziative saranno figure rappresentative del contesto territoriale in cui la manifestazione ha svolgimento e a cui fa esplicito riferimento con la propria denominazione, con i simboli del fiore e della spiga nel logotipo e con l’immagine emblematica di un germoglio che cresce protetto da mani premurose


MODULO
 

per l'ACCOGLIENZA

per la PARTECIPAZIONE
 a 
MONFERRATO GREEN FARM 
nella prospettiva del calendario IYPH2020

sabato 2 novembre 2019

L'estate di San Martino e il capodanno nel mondo rurale


A metà dell'autunno, dopo le prime piogge e nebbie e il precipitoso calo della temperatura mentre le giornate "si accorciano" e le ore di buio "si allungano", arriva l'estate di San Martino, una settimana circa di bel tempo e tepore che culmina l'11 novembre, il capodanno del mondo rurale nei territori italiani e nel calendario cristiano la data commemorativa di San Martino di Tours. 


L'atmosfera di questa giornata "speciale" è descritta nella celebre poesia composta tra il 1861 e il 1887 da Giosuè Carducci, nel 1906 il primo italiano vincitore del Premio Nobel per la letteratura, che nell'ode Piemonte nel 1898 ha denominato il Monferrato "l'esultante di castella e vigne suol d'Aleramo" e ricordato che Santorre di Santarosa ad Alessandria "diè a l'aure il primo tricolor".
San Martino in una redazione intermedia


SAN MARTINO

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.


Nel periodo di San Martino molte manifestazioni animano i borghi del Monferrato per onorare i frutti della sua terra che nella stagione trionfano a tavola, in particolare i tartufi, e il vino... 
A San Martino ogni mosto diventa vino

CANTINE APERTE A SAN MARTINO
Il proverbio contadino dice che il vino novello è pronto al giorno di San Martino, perciò intorno a questa data in molte località vengono organizzate sagre, fiere e iniziative per la sua degustazione. Nelle tradizioni del mondo rurale l'11 novembre è anche la giornata "spartiacque" del susseguirsi dei cicli stagionali e la data principale del calendario, in cui è fissata per l'annuale rendicontazione e, conseguentemente, per il rinnovo o l'annullamento dei contratti agrari.

⇨ IL CAPODANNO DEL MONDO RURALE

Ancora oggi nel periodo tra fine ottobre e la prima metà di novembre numerosi enti e le principali associazioni di categoria presentano i rapporti sulle produzioni agricole e fino alla seconda metà del secolo scorso, il XX, cioè fino a un passato che oggi sembra tanto remoto, durante la giornata di San Martino nelle imprese agricole si decidevano le sorti di mezzadri e braccianti, e delle loro famiglie. Se tutto andava bene, cioè se i raccolti estivi erano stati abbondanti, se il bestiame era numeroso e sano, se l'andamento delle rendite agricole era stato favorevole e se non erano insorte questioni tra le parti, cioè tra il proprietario dei terreni e dell'azienda agricola e il mezzadro, tra il mezzadro e il bracciante o tra il bracciante e il padrone della tenuta... i patti venivano riconfermati e stipulati nei contratti degli incarichi per la gestione delle imprese agricole e per lo svolgimento delle attività agrarie, conseguentemente anche delle fittanze nei poderi e per gli affitti delle case e degli alloggi che, con il lavoro, spettavano a mezzadri (manager) e braccianti (contadini, stallieri,...). 
Invece alla disdetta, cioè con l'annullamento degli accordi oppure con l'allora insindacabile licenziamento, conseguiva direttamente che il fittavolo, e con lui la sua famiglia, doveva andarsene immediatamente e, come si diceva in dialetto piemontese e monferrino, fa' 'l san martì (fare il San Martino), ovvero traslocare
Leggenda aurea, Jacques de Varagine
(XV sec., Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi)
FOLIA - Franco Cosimo Panini editore



C'è una precisa ragione storica per cui nelle campagne italiane tutto ciò avveniva proprio nella giornata dell'anno dedicata a

San MARTINO DI TOURS,

patrono dei reali di Francia e 

dei mendicanti (della solidarietà) 

e pilastro del cristianesimo rurale

dettaglio dell'affresco del XII secolo che sovrasta
l'altare di San Marti' in Puigbò
Martino nacque tra il 316 e il 317 a Sabaria - l'odierna Szombathely, la più antica città ungherese e all'epoca il più estremo avamposto dell'impero romano alle frontiere della Pannonia. Suo padre era il tribuno militare a capo della legione stanziata nella regione e al termine della missione venne premiato con un podere nel territorio di Papilia, cioè Pavia, nei pressi della cittadina oggi denominata San Martino Siccomario, dove Martino trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Le biografie riferiscono che manifestò la propria fede nel cristianesimo fin da piccolo e che una domenica fuggì dalla dimora per recarsi in una chiesa, dove venne ritrovato dopo due giorni. Nel 313 l'imperatore Costantino aveva promulgato l'editto di Milano, con cui riconosceva "ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità" e nel 321 stabilito che la domenica, il romano dies Solis, fosse una giornata festiva e dedicata alla celebrazione dei riti religiosi. Nel 331 venne emanato un decreto che obbligava i figli dei veterani all'arruolamento e così venne reclutato anche il giovane, dal padre chiamato Martinus in onore a Marte, il dio della guerra. Assegnato a un corpo scelto, la cavalleria, e destinato in Gallia, ad Amiens, nell'inverno del 335 durante una ronda notturna Martino per soccorrere un mendicante intirizzito con la spada tagliò il proprio mantello in due parti. Quella stessa notte sognò Gesù che, indossando la metà dell'abito donata al povero, diceva agli angeli «Ecco Martino, il soldato romano che non è battezzato e mi ha vestito» e il mattino dopo trovò il mantello miracolosamente tornato intero. L'esperienza fece maturare il lui, già catecumeno, la decisione di battezzarsi e in seguito, nel 346 circa, abbandonare l'esercito e intraprendere la carriera ecclesiastica. Poiché si schierò contro l'arianesimo venne scacciato dalla Gallia e poi da Milano e nel 357 si ritirò in eremitaggio sull'isola di Gallinara (ora una riserva), dove la leggenda narra che sopravvisse nutrendosi di elleboro, una pianta velenosa e dai cui effetti tossici si salvò pregando. In questo periodo incontrò Sant'Ilario, vescovo di Poiters, che lo prese sotto la propria protezione, condusse con sé in Acquitania e nel 361 incaricò della fondazione uno dei primi monasteri nei domini franchi, l'abazzia di Ligugé, dove Martino visse fino al 371, quando venne acclamato vescovo dai cittadini di Tours, città della regione centrale della Valle della Loira (ora un sito UNESCO), dove nel 375 fondò il monastero, detto Maiusper tutto il medioevo una delle maggiori chiese francesi, l'Abbazia di Marmoutier.
Santa Maria Assunta a Torcello, VE
Continuando a condurre vita monacale e contrastare l'arianesimo, Martino si dedicò anche a diffondere il cristianesimo nelle campagne, dove per sradicare culti celtici e riti druidici praticati nei boschi sacri si impegnò così tanto da venir soprannominato "abbattitore di alberi". Nel contempo si prodigò nella cura delle persone, acquisendo la fama di taumaturgo, e in opere di carità, accrescendo la nomea di misericordioso che poi lo rese patrono dei mendicanti e della solidarietà. Nel 397 chiamato a dirimere una questione tra i chierici di Candes, dove morì l'8 novembre e le sue spoglie furono portate a Tours, dove i funerali vennero celebrati l'11 novembre. Per secoli il suo sepolcro è stato una principale meta di pellegrinaggi dei cristiani e il suo miracoloso mantello, dai re merovingi conservato tra le preziose reliquie della dinastia e dai reali francesi, di cui Martino è il patrono, come un emblema della propria sovranità, è anche un'icona della chiesa perché la cappa era custodita in una cripta detta cappella e da religiosi detti cappellani. A testimoniare quanto la sua figura sia fondamentale per il cristianesimo, il mosaico che adorna l'edificio più antico della laguna veneziana, la basilica di Santa Maria Assunta a Torcello costruita nel 639, rappresenta Martino come uno dei 4 pilastri della dottrina, collocato tra celebri dottori della religione Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno perché "propagandista" dei dogmi teologici nelle comunità rurali, dove con la conversione si diffusero i principi etici cristiani e vennero applicate le leggi che, sulle basi giuridiche del diritto romano, sancivano norme politico-sociali ad essi conformate.

Resti della chiesa di San Martino a Castelvero



A San Martino di Tours sono dedicati molti luoghi di culto in tutto il mondo, anche in Monferrato, dove la sua memoria è ricordata da una delle più antiche chiese del territorio, di cui purtroppo rimangono solo le rovine nella campagna di Castelvero, una frazione del comune di Piovà Massaia, che si ritiene sia stata edificata agli albori del X secolo dove prima era sito un tempio romano o un luogo di culto pagano, e il santo è patrono di Terruggia, uno storico borgo rurale dove da 5 lustri a primavera si svolge la fiera Vivere in campagna



LA CAPPA: ABITO CHE FA IL MONACO E INSEGNA DEI CAVALIERI 


PER UN PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA - Il detto riportato sull'asso di coppe delle carte da gioco venete deriva da un proverbio - Uno pro puncto caruit Martinus asello - tramandato in lingua latina e riferito alla vicenda narrata da una leggenda risalente al XVI secolo e la cui aderenza alla realtà si è persa con le prove delle sue fondamenta storiche. Il protagonista è Martino, un monaco del monastero di Asello - sito di cui si è persa traccia e il cui nome è assonante con la parola asellus che significa "asino" - che volendo dimostrarsi degno della candidatura alla carica di abate del convento si prodigò ad abbellirne l'ingresso, però nella frase che incise sul portone fece un errore di punteggiatura: invece che "Porta patens esto. Nulli claudatur honesto - La porta stia aperta. Non venga chiusa a nessun uomo onesto" scrisse "Porta patens esto nulli. Claudatur honesto - Porta aperta a nessuno. Resti chiusa per l'onesto". Perciò frà Martino, un personaggio leggendario impersonato anche nel campanaro della filastrocca, mettendo il fatidico punto al posto sbagliato perse l'ambita opportunità di meritare la promozione e la vestizione con la cappa, l'abito confacente al ruolo di abate.
CAPPA E SPADA - Insieme all'arma, la veste è simbolo del codice d'onore cavalleresco, cioè dei principi etici su cui si basavano le leggi, l'assegnazione di titoli e le norme comportamentali della casta nobiliare feudale. Storiche e leggendarie imprese compiute dai cavalieri conformemente a tali regole, perciò indossandone le insegne, hanno ispirato menestrelli e trovatori nella composizione di liriche, le chansons de gesteche hanno dato vita al genere letterario che nel medioevo si è diffuso nelle corti dei castelli e in piazze e mercati delle città provenzali, franche e italiane. Un epicentro culturale dell'epoca è stato proprio il Monferratodove il famoso trovatore provenzale Rimbaud de Vacqueryas sfidò un marchese, Alberto Malaspina, in una celebre tenzone letterariaUna delle più antiche serie di affreschi raffiguranti il ciclo Arturiano è stata rinvenuta in un castello del marchesato, anche patria d'origine di alcuni cavalieri audaci, come Corrado, eroe e re del Regno di Gerusalemme alla cui figura è ispirato il protagonista del film Le Crociate realizzato nel 2005 dal regista americano Ridley Scott, e dame seducenti, come Beatrice del Monferrato, a cui de Vacqueryas ha dedicato alcuni celebri poemi e una canzone (Kalendymaya) il cui verso "Tanto gentil..." fu poi ripreso e reso celebre da Dante Alighieri