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giovedì 5 dicembre 2019

Salvaguardare la terra per salvare la Terra



In questa giornata tutti siamo chiamati a mostrare, e dimostrare il nostro impegno per la salvaguardia del suolo terrestre, una delle più preziose, necessarie e fondamentali risorse naturali di cui disponiamo e che abbiamo la responsabilità di sfruttare per la nostra alimentazione e sopravvivenza in modo che ne possano beneficiare le future generazioni, i nostri figli e tutti gli esseri viventi, cioè le piante, gli animali e le persone, che dipendono da esso e dalla sua salute.

Possiamo fare tutti molte "cose", ognuno a modo proprio... ciascuno unendosi agli altri nella "catena" di virtuose azioni virtuali che coinvolge tutti in ogni parte e paese del mondo: il contest #StopSoilErosion. Il team MHH vi aderisce proponendo un'immagine raccolta nel villaggio globale: la foto di un allestimento museale pubblicata il 3 dicembre scorso nel sito internet  del PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI:
Nella stessa giornata in cui veniva diffusa la notizia della scoperta scientifica, la coordinatrice del team MHH partecipava alla presentazione di una nuova, e innovativa manifestazione, la fiera del verde e dell'agricoltura MONFERRATO GREEN FARM che si svolgerà a Casale Monferrato nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 3-5 APRILE prossimi, cioè nel 2020 proprio perché sarà l'ANNO INTERNAZIONALE PER LA SALUTE DELLE PIANTE.
A latere dell'incontro si è svolta una conversazione tra il direttore tecnico della fiera, la coordinatrice del team MHH e un docente, professore di un'istituto agrario che, nel sistema scolastico territoriale, è collegato a un altro istituto tecnico in cui è impartito il corso di studi per la formazione professionale di geometri. Valutando le possibili collaborazioni per l'organizzazione di eventi, attività e iniziative nel contesto della fiera, il colloquio tra loro ha focalizzato la convergenza tra le materie scientifiche e discipline didattiche della AGRICOLTURA, AGRONOMIA e GEOMETRIA...
... un parallelismo che si palesa anche nel significato della parola giornata, che nel "gergo" del Monferrato rurale, cioè del lessico dialettale locale e del vocabolario tecnico-professionale condiviso con i contadini di tutto il Piemonte indica il parametro, ovvero la misura standard, con cui vengono calcolate le aree dei campi: 
la terra che dal sorgere al calar del sole si riesce ad arare con una coppia di buoi
MHH's WORLD SOIL DAY 2019 pledge card



sabato 2 novembre 2019

L'estate di San Martino e il capodanno nel mondo rurale


A metà dell'autunno, dopo le prime piogge e nebbie e il precipitoso calo della temperatura mentre le giornate "si accorciano" e le ore di buio "si allungano", arriva l'estate di San Martino, una settimana circa di bel tempo e tepore che culmina l'11 novembre, il capodanno del mondo rurale nei territori italiani e nel calendario cristiano la data commemorativa di San Martino di Tours. 


L'atmosfera di questa giornata "speciale" è descritta nella celebre poesia composta tra il 1861 e il 1887 da Giosuè Carducci, nel 1906 il primo italiano vincitore del Premio Nobel per la letteratura, che nell'ode Piemonte nel 1898 ha denominato il Monferrato "l'esultante di castella e vigne suol d'Aleramo" e ricordato che Santorre di Santarosa ad Alessandria "diè a l'aure il primo tricolor".
San Martino in una redazione intermedia


SAN MARTINO

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.


Nel periodo di San Martino molte manifestazioni animano i borghi del Monferrato per onorare i frutti della sua terra che nella stagione trionfano a tavola, in particolare i tartufi, e il vino... 
A San Martino ogni mosto diventa vino

CANTINE APERTE A SAN MARTINO
Il proverbio contadino dice che il vino novello è pronto al giorno di San Martino, perciò intorno a questa data in molte località vengono organizzate sagre, fiere e iniziative per la sua degustazione. Nelle tradizioni del mondo rurale l'11 novembre è anche la giornata "spartiacque" del susseguirsi dei cicli stagionali e la data principale del calendario, in cui è fissata per l'annuale rendicontazione e, conseguentemente, per il rinnovo o l'annullamento dei contratti agrari.

⇨ IL CAPODANNO DEL MONDO RURALE

Ancora oggi nel periodo tra fine ottobre e la prima metà di novembre numerosi enti e le principali associazioni di categoria presentano i rapporti sulle produzioni agricole e fino alla seconda metà del secolo scorso, il XX, cioè fino a un passato che oggi sembra tanto remoto, durante la giornata di San Martino nelle imprese agricole si decidevano le sorti di mezzadri e braccianti, e delle loro famiglie. Se tutto andava bene, cioè se i raccolti estivi erano stati abbondanti, se il bestiame era numeroso e sano, se l'andamento delle rendite agricole era stato favorevole e se non erano insorte questioni tra le parti, cioè tra il proprietario dei terreni e dell'azienda agricola e il mezzadro, tra il mezzadro e il bracciante o tra il bracciante e il padrone della tenuta... i patti venivano riconfermati e stipulati nei contratti degli incarichi per la gestione delle imprese agricole e per lo svolgimento delle attività agrarie, conseguentemente anche delle fittanze nei poderi e per gli affitti delle case e degli alloggi che, con il lavoro, spettavano a mezzadri (manager) e braccianti (contadini, stallieri,...). 
Invece alla disdetta, cioè con l'annullamento degli accordi oppure con l'allora insindacabile licenziamento, conseguiva direttamente che il fittavolo, e con lui la sua famiglia, doveva andarsene immediatamente e, come si diceva in dialetto piemontese e monferrino, fa' 'l san martì (fare il San Martino), ovvero traslocare. 
Leggenda aurea, Jacques de Varagine
(XV sec., Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi)
FOLIA - Franco Cosimo Panini editore



C'è una precisa ragione storica per cui nelle campagne italiane tutto ciò avveniva proprio nella giornata dell'anno dedicata a

San MARTINO DI TOURS,

patrono dei reali di Francia e 

dei mendicanti (della solidarietà) 

e pilastro del cristianesimo rurale

dettaglio dell'affresco del XII secolo che sovrasta
l'altare di San Marti' in Puigbò
Martino nacque tra il 316 e il 317 a Sabaria - l'odierna Szombathely, la più antica città ungherese e all'epoca il più estremo avamposto dell'impero romano alle frontiere della Pannonia. Suo padre era il tribuno militare a capo della legione stanziata nella regione e al termine della missione venne premiato con un podere nel territorio di Papilia, cioè Pavia, nei pressi della cittadina oggi denominata San Martino Siccomario, dove Martino trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Le biografie riferiscono che manifestò la propria fede nel cristianesimo fin da piccolo e che una domenica fuggì dalla dimora per recarsi in una chiesa, dove venne ritrovato dopo due giorni. Nel 313 l'imperatore Costantino aveva promulgato l'editto di Milano, con cui riconosceva "ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità" e nel 321 stabilito che la domenica, il romano dies Solis, fosse una giornata festiva e dedicata alla celebrazione dei riti religiosi. Nel 331 venne emanato un decreto che obbligava i figli dei veterani all'arruolamento e così venne reclutato anche il giovane, dal padre chiamato Martinus in onore a Marte, il dio della guerra. Assegnato a un corpo scelto, la cavalleria, e destinato in Gallia, ad Amiens, nell'inverno del 335 durante una ronda notturna Martino per soccorrere un mendicante intirizzito con la spada tagliò il proprio mantello in due parti. Quella stessa notte sognò Gesù che, indossando la metà dell'abito donata al povero, diceva agli angeli «Ecco Martino, il soldato romano che non è battezzato e mi ha vestito» e il mattino dopo trovò il mantello miracolosamente tornato intero. L'esperienza fece maturare il lui, già catecumeno, la decisione di battezzarsi e in seguito, nel 346 circa, abbandonare l'esercito e intraprendere la carriera ecclesiastica. Poiché si schierò contro l'arianesimo venne scacciato dalla Gallia e poi da Milano e nel 357 si ritirò in eremitaggio sull'isola di Gallinara (ora una riserva), dove la leggenda narra che sopravvisse nutrendosi di elleboro, una pianta velenosa e dai cui effetti tossici si salvò pregando. In questo periodo incontrò Sant'Ilario, vescovo di Poiters, che lo prese sotto la propria protezione, condusse con sé in Acquitania e nel 361 incaricò della fondazione uno dei primi monasteri nei domini franchi, l'abazzia di Ligugé, dove Martino visse fino al 371, quando venne acclamato vescovo dai cittadini di Tours, città della regione centrale della Valle della Loira (ora un sito UNESCO), dove nel 375 fondò il monastero, detto Maius, per tutto il medioevo una delle maggiori chiese francesi, l'Abbazia di Marmoutier.
Santa Maria Assunta a Torcello, VE
Continuando a condurre vita monacale e contrastare l'arianesimo, Martino si dedicò anche a diffondere il cristianesimo nelle campagne, dove per sradicare culti celtici e riti druidici praticati nei boschi sacri si impegnò così tanto da venir soprannominato "abbattitore di alberi". Nel contempo si prodigò nella cura delle persone, acquisendo la fama di taumaturgo, e in opere di carità, accrescendo la nomea di misericordioso che poi lo rese patrono dei mendicanti e della solidarietà. Nel 397 chiamato a dirimere una questione tra i chierici di Candes, dove morì l'8 novembre e le sue spoglie furono portate a Tours, dove i funerali vennero celebrati l'11 novembre. Per secoli il suo sepolcro è stato una principale meta di pellegrinaggi dei cristiani e il suo miracoloso mantello, dai re merovingi conservato tra le preziose reliquie della dinastia e dai reali francesi, di cui Martino è il patrono, come un emblema della propria sovranità, è anche un'icona della chiesa perché la cappa era custodita in una cripta detta cappella e da religiosi detti cappellani. A testimoniare quanto la sua figura sia fondamentale per il cristianesimo, il mosaico che adorna l'edificio più antico della laguna veneziana, la basilica di Santa Maria Assunta a Torcello costruita nel 639, rappresenta Martino come uno dei 4 pilastri della dottrina, collocato tra i celebri dottori della religione Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno perché "propagandista" dei dogmi teologici nelle comunità rurali, dove con la conversione si diffusero i principi etici cristiani e vennero applicate le leggi che, sulle basi giuridiche del diritto romano, sancivano norme politico-sociali ad essi conformate.

Resti della chiesa di San Martino a Castelvero



A San Martino di Tours sono dedicati molti luoghi di culto in tutto il mondo, anche in Monferrato, dove la sua memoria è ricordata da una delle più antiche chiese del territorio, di cui purtroppo rimangono solo le rovine nella campagna di Castelvero, una frazione del comune di Piovà Massaia, che si ritiene sia stata edificata agli albori del X secolo dove prima era sito un tempio romano o un luogo di culto pagano, e il santo è patrono di Terruggia, uno storico borgo rurale dove da 5 lustri a primavera si svolge la fiera Vivere in campagna. 



LA CAPPA: ABITO CHE FA IL MONACO E INSEGNA DEI CAVALIERI 


PER UN PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA - Il detto riportato sull'asso di coppe delle carte da gioco venete deriva da un proverbio - Uno pro puncto caruit Martinus asello - tramandato in lingua latina e riferito alla vicenda narrata da una leggenda risalente al XVI secolo e la cui aderenza alla realtà si è persa con le prove delle sue fondamenta storiche. Il protagonista è Martino, un monaco del monastero di Asello - sito di cui si è persa traccia e il cui nome è assonante con la parola asellus che significa "asino" - che volendo dimostrarsi degno della candidatura alla carica di abate del convento si prodigò ad abbellirne l'ingresso, però nella frase che incise sul portone fece un errore di punteggiatura: invece che "Porta patens esto. Nulli claudatur honesto - La porta stia aperta. Non venga chiusa a nessun uomo onesto" scrisse "Porta patens esto nulli. Claudatur honesto - Porta aperta a nessuno. Resti chiusa per l'onesto". Perciò frà Martino, un personaggio leggendario impersonato anche nel campanaro della filastrocca, mettendo il fatidico punto al posto sbagliato perse l'ambita opportunità di meritare la promozione e la vestizione con la cappa, l'abito confacente al ruolo di abate.
CAPPA E SPADA - Insieme all'arma, la veste è simbolo del codice d'onore cavalleresco, cioè dei principi etici su cui si basavano le leggi, l'assegnazione di titoli e le norme comportamentali della casta nobiliare feudale. Storiche e leggendarie imprese compiute dai cavalieri conformemente a tali regole, perciò indossandone le insegne, hanno ispirato menestrelli e trovatori nella composizione di liriche, le chansons de geste, che hanno dato vita al genere letterario che nel medioevo si è diffuso nelle corti dei castelli e in piazze e mercati delle città provenzali, franche e italiane. Un epicentro culturale dell'epoca è stato proprio il Monferrato, dove il famoso trovatore provenzale Rimbaud de Vacqueryas sfidò un marchese, Alberto Malaspina, in una celebre tenzone letteraria. Una delle più antiche serie di affreschi raffiguranti il ciclo Arturiano è stata rinvenuta in un castello del marchesato, anche patria d'origine di alcuni cavalieri audaci, come Corrado, eroe e re del Regno di Gerusalemme alla cui figura è ispirato il protagonista del film Le Crociate realizzato nel 2005 dal regista americano Ridley Scott, e dame seducenti, come Beatrice del Monferrato, a cui de Vacqueryas ha dedicato alcuni celebri poemi e una canzone (Kalendymaya) il cui verso "Tanto gentil..." fu poi ripreso e reso celebre da Dante Alighieri. 


domenica 24 marzo 2019

Il "cartellone" della primavera nell'Anno Internazionale delle Lingue Indigene

Il format TAVOLE A TAVOLA ~ la cucina tradizionale “a regola d’arte” presenta in esposizione la collezione di disegni dell’artista Cecilia Prete che illustra le ricette raccolte dal gastronomo Luigi Bruni nei libri della serie PIATTI ALESSANDRINI pubblicata dalla Società Cooperativa VICOLO DEL PAVONE Edizioni di Castelnuovo Scrivia e, in consultazione, una copia del volume ATLANTE STORICO ALESSANDRINO edito dal Gruppo De Agostini per la Fondazione C.R.A.. 
La mostra e gli eventi conviviali nella sua "cornice" sono proposti in località e location emblematiche e, come l'anno scorso all’insegna dell’Anno del Cibo Italiano e nei programmi europei Giornata della Creatività Artistica e Anno del Patrimonio Culturale, delineano un percorso culturale che focalizza l'attenzione dei partecipanti su argomenti di attualità: nel 2019 il ciclo di iniziative è svolto sul tema CUCINA TERRITORIALE E LESSICO DIALETTALE e incluso nel calendario dell’Anno Internazionale delle Lingue Indigene coordinato da UNESCO.

Uno dei più antichi del Monferrato, il Castello di Frassinello nel Medioevo era una corte dei marchesi aleramici in cui si svolgevano assemblee e processi e nel Rinascimento una dimora dei conti Sacchi-Nemours, che ne hanno abbellito le sale, le stanze e la chiesetta con stupendi affreschi. In occasione di Golosaria in Monferrato, sabato 30 marzo dalle 11 alle 19 il pubblico potrà accedervi a ingresso libero e nei suoi interni partecipando alle visite guidate con degustazione (gruppi alle 11 e alle 15 / € 10 a persona ~ informazioni e prenotazioni: tel. 349.6447343).  Alle bancarelle del mercato allestito nel cortile, in caso di maltempo sotto il porticato, artigiani, aziende e associazioni locali presenteranno le proprie produzioni, realizzazioni e attività. Nel salone ricevimenti saranno in mostra alcune opere della collezione Tavole a Tavola e alle h 17 si svolgerà una performance E BON !: poesie e racconti in dialetto monferrino saranno recitati da Annita Della Valle e la cantante e musicista Simona Colonna eseguirà alcuni brani del proprio repertorio in dialetto piemontese mentre lo staff servirà ai tavolini la tradizionale merenda sinoira (consumazione non obbligatoria ~ bicchiere di vino o succo, piatto “salato” e piatto “dolce” / € 15 cad. - prenotazioni: 345.0674035).
Dal 31 marzo al 28 aprile la mostra TAVOLE A TAVOLA sarà in esposizione nelle sale del presidio di Castello Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano, visitabili dal pubblico nei giorni di apertura dei Museo d’arte e d’antiquariato Morando Bolognini, Museo di Storia dell’Agricoltura e Museo del Pane. Un monumento nazionale, il maniero è gestito dalla Fondazione Bolognini, uno storico centro di ricerca italiano dedito all’innovazione nei campi dell'agricoltura che vi ha sede e lo custodisce, è stato edificato nel XIV secolo come fortilizio. Da Beatrice della Scala Visconti venne adibito a propria dimora estiva e abbellito e dal XV al XX secolo è stato il castello dei conti Bolognini Attendolo Sforza, il cui capostipite Matteo Mazzagatti detto “il Bolognino” fu un innovatore dei sistemi di agricoltura. Vi hanno soggiornato Giacomo Casanova e Leonardo da Vinci, che vi risiedeva per studiare la circolazione dell'acqua nel Lambro e progettare canali allora impiegati per il trasporto di prodotti agricoli a Milano (Navigli) e tuttora per l'irrigazione dei campi nelle zone comprese in passato nel Ducato di Milano e nel marchesato del Monferrato, oggi nelle regioni Lombardia e Piemonte e province di Alessandria, Lodi, Mantova, Milano, Pavia, Novara, Vercelli... la Pianura Padana che prima era di paludi e brughiere e le opere di bonifica e irrigazione dei terreni hanno reso rurale.

A TAVOLA CON LEONARDO

L’esposizione della collezione TAVOLE A TAVOLA a Castello Bolognini verrà inaugurata domenica 31 marzo: il pubblico potrà accedere alle sale del presidio di Castello Bolognini a ingresso libero dalle 15,30 e nei musei con visite guidate alle h 15 e 16 (informazioni e prenotazioni: tel. 0371.211140/41). Alle 16,30 sarà proposto il consueto rinfresco che allieta gli eventi culturali, per l’occasione svolto come la tradizionale merenda sinoira che durante le lunghe giornate di lavoro nella bella stagione i contadini consumavano in convivialità nei campi e nelle aie delle cascine, ciascuno portando ciò di cui disponeva in dispensa e cantina. Saranno così presentate alcune specialità eno-gastronomiche lodigiane e alessandrine e, in omaggio a Leonardo da Vinci, un vino e un formaggio di cui il “genio” aveva conoscenza e ha lasciato testimonianza: il malvasia e il montébore, rispettivamente dell’azienda vinicola Casalone di Lu Monferrato del caseificio Vallenostra della Val Borbera. A rappresentare i territori alessandrini saranno inoltre: pane grosso di Tortona prodotto con farine del Consorzio San Pastore, grissie e grissini del Monferrato, muletta e salame cotto del salumificio Miglietta di Madonnina di Crea, prodotti caseari e uova della Val Bormida della Centrale del Latte di Alessandria e Asti, pesti di verdure e dolci alle nocciole di Mangè di Casale Monferrato. 


Per l'occasione, accompagnandosi al liuto il musicista Massimo Marchese interpreterà i rebus musicali composti da Leonardo da Vinci: Amore la sol mi fa remirare, sol la mi fa sollecita ● Sol la fè mi fa sperare ● L'amore mi fa sollazzare

Per favore non invitatemi a fare apericena, non ci verrò... Non è questione di dieta, è che io voglio fare solo  MERENDA SINOIRA 
Cos’è? Blasfemi e ignoranti…
quando il tempo era ancora scandito dalle campane ... quando si lavorava fino a quando faceva scuro, verso le 18-19 ci si fermava per uno spuntino e per raccontarsi i fatti del giorno - Beppe Gandolfo


CUCINA TERRITORIALE E LESSICO DIALETTALE
Il ciclo di eventi conviviali TAVOLE A TAVOLA ispirati da parole-chiave in dialetto monferrino debutta con iniziative incluse nel calendario dell'ANNO INTERNAZIONALE DELLE LINGUE INDIGENE e non casualmente ambientate nella "cornice" di due meravigliosi castelli, luoghi emblematici della storia e cultura di molte località italiane, in particolare nella provincia di Alessandria e a Sant'Angelo Lodigiano.


MERENDA SINOIRA with 

martedì 25 dicembre 2018

Il NATALE in Monferrato


In Monferrato l'esposizione di presepi è una tradizione molto vitale e che si rinnova per iniziativa dell'Associazione Mirò, che presenta la rassegna PRESEPI IN VALCERRINA, un'itinerario guidato alle installazioni e agli eventi che animano le suggestive rappresentazioni della Natività in una "costellazione" di antichi borghi del territorio. 

Un personaggio caratteristico del presepe è il pastore raffigurato con un agnello sulle spalle e sotto il braccio la piva (zampogna o cornamusa), in Monferrato identificato con Gelindo, protagonista della Divota Cumedia, antica rappresentazione teatrale nella cui trama si fondono, e confondono, la recitazione dei misteri sacri e la narrazione di un mistero buffo. Il suo racconto infatti descrive le peripezie di un pastore burbero e "sempliciotto" che, partito dal Monferrato per il censimento in Palestina, lungo la strada incontra Maria e Giuseppe, li aiuta a trovare rifugio nella capanna di Betlemme e, nel duplice ruolo di soccorritore e testimone, assiste alla nascita del Bambin Gesù. Dell'autore non si sa nulla, mentre è certo che il testo originale della Divota Cumedia è medievale e, tramandato oralmente , veniva messo in scena per rappresentare il miracolo descritto dai Vangeli e quello compiuto da San Francesco d'Assisi a Greccio nel 1223 e da allora raffigurato con il presepe. 


Proprio la pietanza principale del menu di Natale in Monferrato sono gli agnolotti, piatto tipico che raffigura la cucina locale nella mostra itinerante TAVOLE A TAVOLA, il programma culturale che rappresenta l'Italia nell'IY2019 - ANNO INTERNAZIONALE DELLE LINGUE INDIGENE. Infatti la denominazione dialettale della specialità monferrina è emblematicamente riferita a tradizioni locali collegate alle attività pastorizie, l'allevamento di ovini e la transumanza, in antichità e tuttora praticate nei territori alessandrini. Il mirabolante arrivo del pastore Gelindo in Terra Santa allude anche a vicende storiche avvenute tra il XII e il XIII secolo nel Regno di Gerusalemme, dove i marchesi del Monferrato furono protagonisti di eventi narrati da menestrelli e cantastorie che, nella stessa epoca in cui si cominciò a rappresentare la Divota Cumedia, raccontavano le gesta dei leggendari cavalieri del ciclo arturiano, la cui più antica raffigurazione è una serie di affreschi dipinta in un salone del castello di Frugarolo.
Dal Monferrato la Divota Cumedia si è diffusa in tutto il Piemonte, dove si iniziò a trascriverne il testo dal XVII secolo. La sua recitazione è documentata in materiali storiografici del XIX secolo, in particolare nello studio del 1896 di uno storico della letteratura italiana, il veneziano Rodolfo Renier, che ne ha confrontate due versioni, una alessandrina e una monferrina, e in un saggio pubblicato nel 2001 dall'etnomusicologo Roberto Leydi. Oggi viene interpretata da varie compagnie teatrali locali, ad Alessandria con uno spettacolo messo in scena al Teatro San Francesco, nel 2018 alla 94ª edizione, con la consueta introduzione della tradizionale businà, una composizione satirica sui fatti accaduti nel corso dell'anno.

 

mercoledì 28 novembre 2018

Un'artista del Monferrato in "cattedra" a Pollenzo

Fino al 14 dicembre 2018 alle TAVOLE ACCADEMICHE della mensa dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è in mostra una selezione delle opere artistiche di CECILIA PRETE che illustrano le ricette di stagione, autunno e inverno, raccolte da LUIGI BRUNI nei libri pubblicati dalla Società Cooperativa VICOLO DEL PAVONE Edizioni.

Tra le molte pietanze raffigurate nelle tavole che l'artista monferrina ha disegnato a matita e china, con la tecnica del puntinismo, dopo un accurato studio stilistico per la rappresentazione delle specialità della cucina tipica dei territori della provincia di Alessandria - Monferrato, Fiaschetta e Preappennino - "spicca" la BAGNA CAUDA, i cui ingredienti sono le verdure coltivate in campi e orti e raccolte nel sottobosco, l'aglio, che in passato veniva impiegato perché un "potente" antisettico e per le sue virtù nel prevenire o curare i malanni provocati dai rigori invernali, le nutrienti uova delle galline "ruspanti" allevate nelle cascine, l'olio di oliva oggi nuovamente prodotto nell'area dove un tempo, come testimoniano molti toponimi e cognomi, gli uliveti erano molto diffusi, e il sale e le acciughe oggi importati e una volta scambiati con le popolazioni della vicina Liguria in cambio di cereali e vino, il pane impastato con farine autoctone e in antichità (ma fino a solo pochi decenni fa) cotto nei forni comuni... 
Con la sua combinazione di ingredienti e con il procedimento in cui vengono amalgamati e cotti, una ricetta che "arriva" nel territorio piemontese dalle coste liguri e provenzali, e con la sua tradizionale presentazione a tavola per venire consumata in convivialità, la saporitissima e inconfondibile bagna cauda alessandrina racconta la storia degli intensi scambi culturali avvenuti in questa zona "di frontiera".

Presentata all'art-hotel LOCANDA DELL'ARTE nel 2018, nel 2019 la collezione sarà esposta in un ciclo di iniziative incluso nel programma di attività, eventi e convegni che compongono il calendario dell'ANNO INTERNAZIONALE DELLE LINGUE INDIGENE coordinato dall'UNESCO, in cui propone un percorso culturale che focalizza l'attenzione sull'indissolubile rapporto tra CUCINA TRADIZIONALE E LESSICO DIALETTALE.


Ideato dall'Associazione Culturale DIRE FARE DISEGNARE, il format TAVOLE A TAVOLA  è promosso con patrocini della PROVINCIA DI ALESSANDRIA e di ALEXALA e in collaborazione con il team Monferrato HospITALITY & HandMade e con i media-partner TORTONA OGGI, TUTTO PER LE GALLINE e VIAGGI FINO ALLA FINE DEL MONDO.