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mercoledì 5 ottobre 2022

20 MILIONI DI ANNI DELLA TERRA IN DUE GIORNATE DEL MONFERRATO


Il Monferrato partecipa alla X edizione della SETTIMANA DEL PIANETA TERRA presentando il nuovo geo-percorso progettato dal geologo Alfredo Frixa in collaborazione con la micropaleontologa Donata Violanti e realizzato per iniziativa dell'Unione Collinare Terre di Vigneti e Pietra da Cantoni che si dipana in 10 tappe attraverso i borghi monferrini di San Giorgio, Rosignano, Cella Monte e Frassinello.

L'itinerario, per la cui fruizione sono stati allestiti appositi cartelli indicativi e un opuscolo informativo, verrà inaugurato sabato 8 ottobre alle ore 18 all'ECOMUSEO DELLA PIETRA DA CANTONI. 

Le prime escursioni guidate sono organizzate sabato 8 nella mattinata a Rosignano per iniziativa dell'Associazione Amis d'la Curma e nel pomeriggio a Cella Monte, a seguito dell'inaugurazione, e domenica 9 nella mattinata a San Giorgio in collaborazione con l'architetto Francesco Rolla e nel pomeriggio a Fubine a cura dell'Associazione Monferrato 2020. 

Nelle giornate a tema in Monferrato sono proposte anche alcune iniziative ispirate alla cultura popolare e alle tradizioni contadine del territorio: 

  • sabato e domenica dalle 9,30 alle 12 a Cella Monte il laboratorio di canto Paesaggio Sonoro; 

  • domenica 9 dalle 17,30 a Coniolo l'evento conviviale Anduma a Vijà che attualizza la veglia, cioè la consuetudine di trascorrere le lunghe serate autunnali e invernali radunandosi nelle stalle, con performance di attori in costume che animano l'ascolto di musiche e canti e la degustazione di galuperie che compongono i menu della merenda minoira.

La SETTIMANA DEL PIANETA TERRA è il festival scientifico che dal 2012 coinvolge i geologi italiani, docenti, ricercatori e professionisti, in attività divulgative sugli studi e delle scoperte della geoscienza, la disciplina che osserva e misura i fenomeni geologici e analizza i problemi ambientali: risorse idriche e minerarie, energie, dinamica fluviale e costiera,... Poiché su di esse si basano le informazioni necessarie per garantire la protezione dai rischi geologici e idrogeologici, la sicurezza ambientale e la salute umana, 
le conoscenze e le indagini dei geologi sono importantissime, oggi indispensabili per affrontare la sfida del cambiamento climatico e fondamentali per indirizzare lo sviluppo nelle prospettive della sostenibilità. 


 

venerdì 8 ottobre 2021

AUTUNNO in Monferrato : la stagione del "bel vedere" e del "buon gusto"

Il
foliage e le brume autunnali dipingono il panorama rurale con spettacolari "effetti speciali" cangianti in ogni giornata e, dall'alba al tramonto, in ogni ora dello stesso giorno. Il calendario è scandito da molteplici appuntamenti "fissi" con le tradizioni, antiche e sempreverdi, ogni anno rinnovate al ritmo del ciclo vitale delle stagioni... 

I protagonisti principali di sagre pluricentearie e manifestazioni di nuova concezione sono molti saporiti e salutari prodotti agroalimentari autoctoni ed eno-gastronomici tipici del territorio: 
  • il  VINO NOVELLO, che si assaggia nelle giornate dell'estate di San Martino 
  • il TARTUFO BIANCO E NERO, che i trifolau portano ai banchetti dei mercati
  • il CARDO GOBBO, coltivato soprattutto a Nizza Monferrato e nei limitrofi terreni sabbiosi attorno al fiume Belbo
  • la BAGNA CAUDA, un piatto in cui il sapore delle verdure viene esaltato dall'intingolo bollente che amalgama aglio, acciughe e olio EVO che racconta delle origini del Monferrato nelle vicende storiche dell'antichità 
  • la FRICIA, ovvero il "fritto misto alla monferrina", una gustosa combinazione di frattaglie che dalla mensa popolare è assurta a piatto forte della tavola gourmet 
  • il BOLLITO MISTO con le carni di fassona, la razza bovina locale, che in particolare a dicembre e in occasione delle festività natalizie viene cucinato con i "pezzi" di bue grasso



Per assaggiare queste specialità nelle occasioni in cui vengono degustate in convivialità dai produttori locali insieme agli abitanti del territorio, il team Monferrato HospITALITY propone soggiorni di 3 giorni / 2 notti e vacanze di 1 settimana o 10 giorni in alcune residenze particolarmente emblematiche: il millenario CASTELLO DI FRASSINELLO, anche dimora del pluricentenario gelso "pozzAlbero"; la cascina di CANTINE VALPANE, che conserva una collezione di botti d'ogni epoca e un forno medievale; la LOCANDA DELL'ARTE, un palazzo rurale trasformato in art-hotel con camere e appartamenti confortevoli e centro benessere. 




CALENDARIO AUTUNNO 2021 / ANNO INTERNAZIONALE DELLA FRUTTA E DELLA VERDURA

link a pagine e siti dedicati agli eventi 

OTTOBRE

sabato e domenica 9-10 / Odalengo Piccolo - FIERA TUFO & TARTUFO

domenica 10 / Montiglio Monferrato - FIERA DEL TARTUFO / PREMIO CANE D`ARGENTO 

domenica 10 / Bergamasco - FIERA MOSTRA MERCATO DEL TARTUFO

sabato e domenica 16-17 / Mombercelli - FIERA DEL TARTUFO E DEI PRODOTTI LOCALI 

domenica 24 / Trisobbio - FIERA DEL TARTUFO DI TRISOBBIO

domenica 24 / Moncalvo - LXVII FIERA DEL TARTUFO DI MONCALVO

domenica 31 / Moncalvo - LXVII FIERA DEL TARTUFO DI MONCALVO

NOVEMBRE

sabato e domenica 6-7 / Cella Monte - SAGRA DEL TARTUFO BIANCO IN VALLE GHENZA 

domenica 7 / Nizza Monferrato - GIORNATA DEL TARTUFO E DEL CARDO GOBBO 

sabato e domenica 13-14 / Alessandria - SAGRA DI SAN BAUDOLINO

domenica 14 / Canelli - FIERA DI SAN MARTIN

domenica 14 / Murisengo - FIERA DEL TARTUFO / TRIFOLA D'OR

domenica 21 / Murisengo - FIERA DEL TARTUFO / TRIFOLA D'OR

domenica 21 / Canelli - FIERA DEL TARTUFO 

dal 21 al 28 / San Sebastiano Curone - FIERA NAZIONALE DEL TARTUFO BIANCO E NERO

weekend 26-28 / Asti e altre località - BAGNA CAUDA DAY 

domenica e lunedì 28-29 / Castenuovo Don Bosco - FIERA DEL TARTUFO / DI SANT'ANDREA

DICEMBRE

weekend 3-5 / Asti e altre località - BAGNA CAUDA DAY 

dal 5 al 12 / Moncalvo -  CCCLXXXIII FIERA DEL BUE GRASSO / SAGRA DEL BOLLITO






lunedì 2 dicembre 2019

2020 : un'anno verde

Oggi, 2 dicembre 2019, al quartier generale della FAO, la sede di Roma, è stato presentato il programma dell'ANNO INTERNAZIONALE DELLA SALUTE DELLE PIANTE:

Domani a Casale Monferrato verrà presentato il format di una nuova e innovativa fiera del verde e dell'agricoltura che nelle giornate di venerdì, sabato e domenica 3-5 APRILE 2020 coinvolgerà gli attori della green economy in un policromatico percorso di esplorazioni nel "mondo verde" del Monferrato, e non solo...

Il team Monferrato HospITALITY & HandMade sostiene le iniziative condotte dalla FAO e dai promotori del calendario internazionale di eventi e iniziative 2020 - IYPH e collabora all'organizzazione di MONFERRATO GREEN FARM, nel cui svolgimento gli attori locali che cooperano alla realizzazione dell’allestimento e allo svolgimento delle iniziative saranno figure rappresentative del contesto territoriale in cui la manifestazione ha svolgimento e a cui fa esplicito riferimento con la propria denominazione, con i simboli del fiore e della spiga nel logotipo e con l’immagine emblematica di un germoglio che cresce protetto da mani premurose. 


MODULO
 

per l'ACCOGLIENZA

per la PARTECIPAZIONE
 a 
MONFERRATO GREEN FARM 
nella prospettiva del calendario IYPH2020

sabato 2 novembre 2019

L'estate di San Martino e il capodanno nel mondo rurale


A metà dell'autunno, dopo le prime piogge e nebbie e il precipitoso calo della temperatura mentre le giornate "si accorciano" e le ore di buio "si allungano", arriva l'estate di San Martino, una settimana circa di bel tempo e tepore che culmina l'11 novembre, il capodanno del mondo rurale nei territori italiani e nel calendario cristiano la data commemorativa di San Martino di Tours. 


L'atmosfera di questa giornata "speciale" è descritta nella celebre poesia composta tra il 1861 e il 1887 da Giosuè Carducci, nel 1906 il primo italiano vincitore del Premio Nobel per la letteratura, che nell'ode Piemonte nel 1898 ha denominato il Monferrato "l'esultante di castella e vigne suol d'Aleramo" e ricordato che Santorre di Santarosa ad Alessandria "diè a l'aure il primo tricolor".
San Martino in una redazione intermedia


SAN MARTINO

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.


Nel periodo di San Martino molte manifestazioni animano i borghi del Monferrato per onorare i frutti della sua terra che nella stagione trionfano a tavola, in particolare i tartufi, e il vino... 
A San Martino ogni mosto diventa vino

CANTINE APERTE A SAN MARTINO
Il proverbio contadino dice che il vino novello è pronto al giorno di San Martino, perciò intorno a questa data in molte località vengono organizzate sagre, fiere e iniziative per la sua degustazione. Nelle tradizioni del mondo rurale l'11 novembre è anche la giornata "spartiacque" del susseguirsi dei cicli stagionali e la data principale del calendario, in cui è fissata per l'annuale rendicontazione e, conseguentemente, per il rinnovo o l'annullamento dei contratti agrari.

⇨ IL CAPODANNO DEL MONDO RURALE

Ancora oggi nel periodo tra fine ottobre e la prima metà di novembre numerosi enti e le principali associazioni di categoria presentano i rapporti sulle produzioni agricole e fino alla seconda metà del secolo scorso, il XX, cioè fino a un passato che oggi sembra tanto remoto, durante la giornata di San Martino nelle imprese agricole si decidevano le sorti di mezzadri e braccianti, e delle loro famiglie. Se tutto andava bene, cioè se i raccolti estivi erano stati abbondanti, se il bestiame era numeroso e sano, se l'andamento delle rendite agricole era stato favorevole e se non erano insorte questioni tra le parti, cioè tra il proprietario dei terreni e dell'azienda agricola e il mezzadro, tra il mezzadro e il bracciante o tra il bracciante e il padrone della tenuta... i patti venivano riconfermati e stipulati nei contratti degli incarichi per la gestione delle imprese agricole e per lo svolgimento delle attività agrarie, conseguentemente anche delle fittanze nei poderi e per gli affitti delle case e degli alloggi che, con il lavoro, spettavano a mezzadri (manager) e braccianti (contadini, stallieri,...). 
Invece alla disdetta, cioè con l'annullamento degli accordi oppure con l'allora insindacabile licenziamento, conseguiva direttamente che il fittavolo, e con lui la sua famiglia, doveva andarsene immediatamente e, come si diceva in dialetto piemontese e monferrino, fa' 'l san martì (fare il San Martino), ovvero traslocare. 
Leggenda aurea, Jacques de Varagine
(XV sec., Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi)
FOLIA - Franco Cosimo Panini editore



C'è una precisa ragione storica per cui nelle campagne italiane tutto ciò avveniva proprio nella giornata dell'anno dedicata a

San MARTINO DI TOURS,

patrono dei reali di Francia e 

dei mendicanti (della solidarietà) 

e pilastro del cristianesimo rurale

dettaglio dell'affresco del XII secolo che sovrasta
l'altare di San Marti' in Puigbò
Martino nacque tra il 316 e il 317 a Sabaria - l'odierna Szombathely, la più antica città ungherese e all'epoca il più estremo avamposto dell'impero romano alle frontiere della Pannonia. Suo padre era il tribuno militare a capo della legione stanziata nella regione e al termine della missione venne premiato con un podere nel territorio di Papilia, cioè Pavia, nei pressi della cittadina oggi denominata San Martino Siccomario, dove Martino trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Le biografie riferiscono che manifestò la propria fede nel cristianesimo fin da piccolo e che una domenica fuggì dalla dimora per recarsi in una chiesa, dove venne ritrovato dopo due giorni. Nel 313 l'imperatore Costantino aveva promulgato l'editto di Milano, con cui riconosceva "ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità" e nel 321 stabilito che la domenica, il romano dies Solis, fosse una giornata festiva e dedicata alla celebrazione dei riti religiosi. Nel 331 venne emanato un decreto che obbligava i figli dei veterani all'arruolamento e così venne reclutato anche il giovane, dal padre chiamato Martinus in onore a Marte, il dio della guerra. Assegnato a un corpo scelto, la cavalleria, e destinato in Gallia, ad Amiens, nell'inverno del 335 durante una ronda notturna Martino per soccorrere un mendicante intirizzito con la spada tagliò il proprio mantello in due parti. Quella stessa notte sognò Gesù che, indossando la metà dell'abito donata al povero, diceva agli angeli «Ecco Martino, il soldato romano che non è battezzato e mi ha vestito» e il mattino dopo trovò il mantello miracolosamente tornato intero. L'esperienza fece maturare il lui, già catecumeno, la decisione di battezzarsi e in seguito, nel 346 circa, abbandonare l'esercito e intraprendere la carriera ecclesiastica. Poiché si schierò contro l'arianesimo venne scacciato dalla Gallia e poi da Milano e nel 357 si ritirò in eremitaggio sull'isola di Gallinara (ora una riserva), dove la leggenda narra che sopravvisse nutrendosi di elleboro, una pianta velenosa e dai cui effetti tossici si salvò pregando. In questo periodo incontrò Sant'Ilario, vescovo di Poiters, che lo prese sotto la propria protezione, condusse con sé in Acquitania e nel 361 incaricò della fondazione uno dei primi monasteri nei domini franchi, l'abazzia di Ligugé, dove Martino visse fino al 371, quando venne acclamato vescovo dai cittadini di Tours, città della regione centrale della Valle della Loira (ora un sito UNESCO), dove nel 375 fondò il monastero, detto Maius, per tutto il medioevo una delle maggiori chiese francesi, l'Abbazia di Marmoutier.
Santa Maria Assunta a Torcello, VE
Continuando a condurre vita monacale e contrastare l'arianesimo, Martino si dedicò anche a diffondere il cristianesimo nelle campagne, dove per sradicare culti celtici e riti druidici praticati nei boschi sacri si impegnò così tanto da venir soprannominato "abbattitore di alberi". Nel contempo si prodigò nella cura delle persone, acquisendo la fama di taumaturgo, e in opere di carità, accrescendo la nomea di misericordioso che poi lo rese patrono dei mendicanti e della solidarietà. Nel 397 chiamato a dirimere una questione tra i chierici di Candes, dove morì l'8 novembre e le sue spoglie furono portate a Tours, dove i funerali vennero celebrati l'11 novembre. Per secoli il suo sepolcro è stato una principale meta di pellegrinaggi dei cristiani e il suo miracoloso mantello, dai re merovingi conservato tra le preziose reliquie della dinastia e dai reali francesi, di cui Martino è il patrono, come un emblema della propria sovranità, è anche un'icona della chiesa perché la cappa era custodita in una cripta detta cappella e da religiosi detti cappellani. A testimoniare quanto la sua figura sia fondamentale per il cristianesimo, il mosaico che adorna l'edificio più antico della laguna veneziana, la basilica di Santa Maria Assunta a Torcello costruita nel 639, rappresenta Martino come uno dei 4 pilastri della dottrina, collocato tra i celebri dottori della religione Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno perché "propagandista" dei dogmi teologici nelle comunità rurali, dove con la conversione si diffusero i principi etici cristiani e vennero applicate le leggi che, sulle basi giuridiche del diritto romano, sancivano norme politico-sociali ad essi conformate.

Resti della chiesa di San Martino a Castelvero



A San Martino di Tours sono dedicati molti luoghi di culto in tutto il mondo, anche in Monferrato, dove la sua memoria è ricordata da una delle più antiche chiese del territorio, di cui purtroppo rimangono solo le rovine nella campagna di Castelvero, una frazione del comune di Piovà Massaia, che si ritiene sia stata edificata agli albori del X secolo dove prima era sito un tempio romano o un luogo di culto pagano, e il santo è patrono di Terruggia, uno storico borgo rurale dove da 5 lustri a primavera si svolge la fiera Vivere in campagna. 



LA CAPPA: ABITO CHE FA IL MONACO E INSEGNA DEI CAVALIERI 


PER UN PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA - Il detto riportato sull'asso di coppe delle carte da gioco venete deriva da un proverbio - Uno pro puncto caruit Martinus asello - tramandato in lingua latina e riferito alla vicenda narrata da una leggenda risalente al XVI secolo e la cui aderenza alla realtà si è persa con le prove delle sue fondamenta storiche. Il protagonista è Martino, un monaco del monastero di Asello - sito di cui si è persa traccia e il cui nome è assonante con la parola asellus che significa "asino" - che volendo dimostrarsi degno della candidatura alla carica di abate del convento si prodigò ad abbellirne l'ingresso, però nella frase che incise sul portone fece un errore di punteggiatura: invece che "Porta patens esto. Nulli claudatur honesto - La porta stia aperta. Non venga chiusa a nessun uomo onesto" scrisse "Porta patens esto nulli. Claudatur honesto - Porta aperta a nessuno. Resti chiusa per l'onesto". Perciò frà Martino, un personaggio leggendario impersonato anche nel campanaro della filastrocca, mettendo il fatidico punto al posto sbagliato perse l'ambita opportunità di meritare la promozione e la vestizione con la cappa, l'abito confacente al ruolo di abate.
CAPPA E SPADA - Insieme all'arma, la veste è simbolo del codice d'onore cavalleresco, cioè dei principi etici su cui si basavano le leggi, l'assegnazione di titoli e le norme comportamentali della casta nobiliare feudale. Storiche e leggendarie imprese compiute dai cavalieri conformemente a tali regole, perciò indossandone le insegne, hanno ispirato menestrelli e trovatori nella composizione di liriche, le chansons de geste, che hanno dato vita al genere letterario che nel medioevo si è diffuso nelle corti dei castelli e in piazze e mercati delle città provenzali, franche e italiane. Un epicentro culturale dell'epoca è stato proprio il Monferrato, dove il famoso trovatore provenzale Rimbaud de Vacqueryas sfidò un marchese, Alberto Malaspina, in una celebre tenzone letteraria. Una delle più antiche serie di affreschi raffiguranti il ciclo Arturiano è stata rinvenuta in un castello del marchesato, anche patria d'origine di alcuni cavalieri audaci, come Corrado, eroe e re del Regno di Gerusalemme alla cui figura è ispirato il protagonista del film Le Crociate realizzato nel 2005 dal regista americano Ridley Scott, e dame seducenti, come Beatrice del Monferrato, a cui de Vacqueryas ha dedicato alcuni celebri poemi e una canzone (Kalendymaya) il cui verso "Tanto gentil..." fu poi ripreso e reso celebre da Dante Alighieri. 


venerdì 3 maggio 2019

La "grande" storia del mondo antico, moderno e attuale

Fino al 9 giugno 2019 a Vercelli è in esposizione un documento tra i più importanti del mondo...
La Magna Charta Libertatum è un trattato di pace, siglato il 15 giugno 1215 tra il re e i baroni, con cui venne sancito che tutti avevano diritto ad un processo equo e nessuno era al di sopra della legge, neanche il sovrano, tenuto al rispetto delle libertà dei sudditi.  Un atto confermato, con alcune modifiche e integrazioni (nell'immagine a lato, l'atto del 1225 conservato all'Archivio Nazionale inglese) fino alla stesura definitiva, stilata nel 1297, con l'editto del 1300 venne stabilito che fosse trascritto in copie consegnate a tutte le contee affinché gli sceriffi ne applicassero i dettami e, durante le assemblee dei tribunali, il testo venisse letto pubblicamente almeno quattro volte all'anno, rappresenta il primo documento che enuclea i diritti fondamentali dei cittadini di uno stato, all'epoca il regno feudale inglese, e ad esso si sono ispirate le costituzioni delle moderne nazioni democratiche e la vigente dichiarazione universale dei diritti umani.
Nel 1216 alla revisione dell'atto siglato l'anno prima dal re Giovanni "Senzaterra" ebbe ruolo importante il cardinale vercellese Guala Bicchieri, un esperto di giurisprudenza formatosi alla schola eusebiana, fondata nella diocesi piemontese dai suoi predecessori, perciò nominato tutore del giovane Enrico III, appena succeduto al trono, e come legato pontificio inviato a supervisionare il "perfezionamento" della carta inglese. Per i suoi meriti nella missione, il cardinale fu lautamente ricompensato con l’assegnazione delle rendite dell'abbazia di Saint Andrew a Chesterton - Cambridge, e nella propria diocesi, a Vercelli, nel 1219 avviò la costruzione della basilica di Sant'Andrea, affidandone l’opera alla congregazione dell’abazia di San Vittore a Parigi. Un gruppo di monaci guidati da Tommaso Gallo, docente di teologia alla Sorbona, si trasferì nella città piemontese e vi edificò la cattedrale e l’annesso ospitale per i pellegrini sul modello delle magnifiche architetture che in quel periodo sorgevano all'Île-de-France, tra cui la celebre Notre Dame.
A commemorare l'8° centenario della fondazione del complesso, uno dei primi esemplari di gotico italiano, una copia originale di una delle versioni della Magna Charta quest’anno è presentata in esposizione a Vercelli nella mostra allestita presso il Polo ARCA, l'ex-chiesa di San Marco. L'allestimento la propone insieme ad alcuni ritratti del cardinale, in particolare due quadri dipinti nel XIII secolo, e oggetti di sua proprietà, in particolare il suo stupendo baule da viaggio, un elegante cofano di legno decorato con capolavori d'arte orafa, in cui lui trasportava i propri bagagli più preziosi, probabilmente dall'Inghilterra anche dei manoscritti che oggi fanno parte del patrimonio della Biblioteca Capitolare e del Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli.
La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento è una mostra diffusa, che si estende anche in un percorso tematico di visite alla basilica di Sant’Andrea e nei cittadini Archivio di Stato, Museo Francesco Borgogna, Museo Leone e Museo del Tesoro del Duomo, dove è in esposizione permanente il Vercelli Book e per l’occasione è presentata la rassegna Il Mappamondo di Vercelli e le donazioni dei canonici nel XIII secolo, nel cui ambito sono organizzate le seguenti iniziative: 
venerdì 3 maggio, h 17 ● esposizione delle pergamene didattiche dello studium eusebiano e presentazione degli atti dell’incontro internazionale di studio sul tema Ordinare il mondo. Diagrammi e simboli nelle pergamene di Vercelli, con l’intervento di Martina Bagnoli, direttore delle Gallerie Estensi, sul tema de Il pensiero grafico nella cultura medievale 
sabato 11 maggio, h 15,30 ●  la ricercatrice e saggista Elena Percivaldi illustrerà due mappamondi medievali, quello di Vercelli e quello di Hereford, confrontandone le raffigurazioni nella relazione intitolata Dalla terra al cielo: geografia, astronomia e fantasia
20 maggio ● il professor Massimo Miglietta, docente di diritto romano all’Università di Trento, descriverà i testi di alcuni manoscritti conservati nell'Archivio e che testimoniano L’insegnamento del diritto nello studium di Vercelli.

Nel 1225 contestualmente alla versione riveduta e corretta della Magna Charta venne promulgata anche la CHARTER OF THE FOREST, cioè delle terre coperte da boschi e anche di pascoli e terreni fertili, che costituivano un dominio reale. Tra queste, in particolare, la rinomata foresta di Sherwood, che Enrico II aveva ereditato dal padre, Giovanni Senzaterra, reggente e successore del fratello, Riccardo Cuor di Leone, e oggetto di contesa tra il re e i ribelli... tra cui il leggendario Robin Hood! Collegata e allegata alla MAGNA CHARTA LIBERTATUM - CARTA DELLE LIBERTÀ, specifica i termini del trattato in merito a una questione, lo sfruttamento dei boschi: il re, Enrico III, riconosceva ai vassalli i diritti (le "libertà") alla raccolta del legname, alla caccia della selvaggina e al pascolo di greggi e di suini nei boschi - cioè all'uso delle loro risorse, che per la popolazione costituivano un'importante fonte di sussistenza - e  rinunciava alle pretese sui terreni che i suoi predecessori (specificatamente lo zio e il nonno) avevano concesso ai sudditi, al contempo imponendo loro il dovere di cura e conservazione, oggi diremmo di tutela a salvaguardia, delle piantagioni silvestri, cioè che non abbattessero gli alberi dei boschi per trasformarne le aree in terreni agricoli. 
Pochi anni dopo, nel 1227, un accordo simile veniva pattuito tra  un gruppo di abitanti del borgo di Trino Vercellese per un bosco che, in cambio del proprio lavoro per la costruzione del castello nella cittadina, avevano ottenuto dal marchese del Monferrato che fosse loro assegnato, così risparmiato dal progressivo abbattimento per mettere i terreni a coltura, un'opera condotta dai monaci cistercensi che circa 100 anni prima si erano insediati nel luogo. Da allora denominato Bosco delle Sorti della Partecipanza, cioè dell'associazione che aggrega le generazioni di successori dei primi possidenti, che lo amministrano con cura alla sua conservazione secondo criteri che oggi definiamo ecologici e sostenibili, adesso è un prezioso patrimonio ambientale, l'ultima parte della primordiale foresta che in antichità si estendeva in questa zona della Pianura Padana, perciò un'area protetta, tutelata all'interno del sistema del Parco Fluviale del Po nel tratto vercellese-alessandrino e la cui gestione è sorvegliata dall'ente non-governativo internazionale FSC - Forest Stewardship Council. Il documento che ne attesta l'attribuzione del possesso, e con esso dei diritti al suo sfruttamento, ai partecipanti trinesi, è depositato all'Archivio di Stato di Torino e una copia è esposta a Trino al Museo Civico Gian Andrea Irico, dove si tramanda anche la memoria storica della sua antica denominazione come CARTA DELLE LIBERTÀ.